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Trama: È il 1811 a Lyme, un piccolo villaggio del Sussex. Un giorno sbarcano nel villaggio le sorelle Philpot. Vengono da Londra, sono eleganti, vestite alla moda, sono bizzarre creature per gli abitanti di quella costa spazzata dal vento. Margaret, diciotto anni, riccioli neri e braccia ben tornite, sorprende costantemente tutti coi suoi turbanti verdolini sconosciuti alle ragazze di Lyme, che se ne vanno in giro ancora con grevi vestiti stile impero. Louise, meravigliosi occhi grigi e grandi mani, coltiva una passione per la botanica che è incomprensibile in quel piccolo mondo dove alle donne è dato solo di maritarsi e accudire i figli. Ma è soprattutto Elizabeth, la più grande delle Philpot, a costituire un’eccentrica figura in quel paesino sperduto sulla costa. Ha venticinque anni. Dovrebbe comportarsi come una sfortunata zitella per l’età che ha e l’aspetto severo che si ritrova, ma se ne va in giro come una persona orgogliosamente libera e istruita che non si cura affatto di civettare con gli uomini. In paese ha stretto amicizia con Mary Anning, la figlia dell’ebanista. Quand’era poco più che una poppante, Mary è stata colpita da un fulmine. La donna che la teneva fra le braccia e le due ragazze accanto a lei morirono, ma lei la scampò. Prima dell’incidente era una bimba quieta e malaticcia. Ora è una ragazzina vivace e sveglia che passa il suo tempo sulla spiaggia di Lyme, dove dice di aver scoperto strane creature dalle ossa gigantesche, coccodrilli enormi vissuti migliaia di anni fa.

Della Chevalier conoscevo solo il famoso “La ragazza con l’orecchino di perla” e non avevo mai pensato di leggere altro di suo. Però quando mi sono imbattuta in questo libro, questa copertina e questo titolo, mi sono incuriosita molto e l’ho comprato. E sono contenta di averlo fatto! È stata una lettura molto piacevole… Mary Anning è veramente vissuta e l’autrice racconta la sua vita attraverso un misto tra realtà e fantasia, come fa anche per molti altri personaggi presenti nel libro. La narrazione si alterna fra Mary e Elizabeth, la più grande delle sorelle Philpot. Attraverso le loro voci viene raccontata la passione per la ricerca dei fossili, queste strane creature, e le domande che la loro scoperta ha portato nel mondo di allora, dove la teoria dell’evoluzione darwiniana ancora non c’era. Ma viene raccontata anche un’amicizia profonda tra donne, la condizione di zitelle dell’ottocento, invidie, amori impossibili, speranze frantumate…  I paesaggi, le atmosfere evocate sono stupende. Ho apprezzato anche le protagoniste, con i loro pregi e difetti. E ho trovato anche affascinante la ricerca dei fossili e la scoperta di nuovi incredibili animali - ormai estinti – e la passione per questo mondo. Insomma, bello! Mi è proprio piaciuto, non si era capito? ;) 

Trama: Una vecchia massacrata in casa sua, un criminale in fuga con il proprio ostaggio, una serie di sciagure. E dietro a tutto questo, Errki Johrma. Il mostro. Errki è uno schizofrenico scappato dal manicomio: dentro ha un lupo che gli dice come agire, e lui lo fa. Nel suo passato ha lasciato dei cadaveri, ora si nasconde nella foresta terrorizzando il villaggio di Finnemarka. Ma il destino ha voluto che entrambi i casi fossero affidati all’ispettore Sejer, un uomo che non si ferma alle apparenze.

La Fossum per me è stata una bella scoperta. Meglio di Mankell, di Nesser, di Larsson (beh, probabile che molti di voi troveranno uno di questi autori superiori, ma per me non è stato così. Pur essendomi piaciuti anche loro - chi più, chi meno – nella Fossum ho trovato un qualcosa in più. Ma si sa che poi è anche questione di gusti personali). Certo, lei non scrive gialli “normali”, ma si addentra nella psiche di ogni singolo personaggio. E io amo queste autrici che lo sanno fare così bene. Poi c’è anche l’ispettore Sejer che all’inizio sembra una persona molto fredda, ma poi si scopre che in realtà non lo è affatto. Anzi, egli possiede una grande sensibilità e umanità. Alcuni, a contrario di me, ritengono la Fossum abbia uno stile freddo e poco coinvolgente. Personalmente non lo penso affatto, e mi sento di consigliare quest’autrice a tutti coloro che amano i gialli psicologici.

Finora sono stati tradotti in italiano solo 4 titoli:

 - Lo sguardo di uno sconosciuto (da cui è stato tratto anche un film di Andrea Molaioli: La ragazza del lago, 2007)
- Chi ha paura del lupo?
- Amatissima Poona
- Il bambino nel bosco

Trama: Hap ha rinunciato da tempo a salvare il mondo: la sua unica preoccupazione è vivere tranquillo, tra chiacchiere oziose e interminabili bevute con l’inseparabile Leonard. Ma il grande sogno degli anni Sessanta gli è rimasto incollato addosso perché non ha mai dimenticato Trudy, la bionda con cui aveva giocato a fare la rivoluzione. Quando Trudy ricompare nella sua vita, chiedendogli di recuperare il bottino di una rapina in banca, accetta l’incarico finendo però a capofitto in una spirale di violenza alla quale potrà sottrarsi soltanto con l’aiuto di Leonard. Quei soldi fanno gola a molti, e c’è chi è disposto a tutto pur di non dover dividere il malloppo.

Quest’estate ho letto “In fondo alla palude” che mi era piaciuto davvero molto. Avevo apprezzato in modo particolare lo stile di Lansdale e il suo modo di raccontare le vicende della vita. Così mi hanno consigliato di leggere la serie “Hap & Leonard”… cosa che ho pensato di fare. Eppure questa stagione selvaggia mi ha un po’ delusa. Lo stile c’è, anche se sono presenti più volgarità, ma la storia non mi ha detto granché. Sembrava una scenografia di un film pulp… specialmente verso la fine. Insomma, piuttosto scontatello. E poi la coppia di eroi (che tutto sono fuorché investigatori!?!) mi è cominciata a piacere solo verso la fine. Questo perché uno – Hap, che è anche il narratore – mi è sembrato davvero uno sciocco nel modo in cui si è fatto imbambolare dalla sua ex-moglie Barbie. Per non parlare del suo gesto inutile di andare in prigione per la causa e farsi così mettere le corna e lasciare… Però mi ha fatto anche un po’ pena. Proprio accecato il poveretto ;) L’altro – Leonard – sembra (o è) un nero, gay un tantino frustrato. Ma alla fine è stato in Vietnam… Non so. Tutta questa eccezionalità di questi due io mica l’ho vista… però gli darò sicuramente una seconda chance continuando la serie. Anche perché scorrevole è scorrevole il libro. Spero di non essere stata troppo severa… in fondo non sono poi così male. Poveri i cani di Leonard :( (Questo commento non c’entra nulla qui… ma mi è venuto in mente ripensando alla storia…).

Per chi fosse interessato la serie (in ordine cronologico) è composta da:

- Una stagione selvaggia
- Mucho Mojo
- Il mambo degli orsi
- Bad Chili
- Rumble Tumble
- Capitani oltraggiosi
- Sotto un cielo cremisi

Trama: Eliza viene abbandonata ancora neonata sulla soglia di casa di tre fratellli inglesi – Jeremy, John e Rose – da tempo trasferitisi a Valparaiso, che decidono di adottarla. La giovane Rose impartisce una perfetta educazione anglosassone a Eliza, nella speranza di offrirle un sereno futuro, coronato da un buon matrimonio. Ma la ragazza si innamora perdutamente di Joaquin Andieta, un giovane scapestrato, anch’egli figlio illegittimo. Alla notizia che in California è stato scoperto l’oro, Joaquin decide di salpare in cerca di fortuna. Eliza decide quindi di seguire Joaquin, imbarcandosi clandestinamente su una nave diretta a San Francisco.

Tranne per la trilogia per ragazzi – La città delle bestie, Il regno del drago d’oro e La foresta dei pigmei – questo è il primo romanzo che leggo della Allende. Avevo tentato un po’ di tempo fa con “La casa degli spiriti”, che molti dicono essere il suo miglior romanzo, ma il periodo non era quello giusto e dopo poche pagine l’ho messo da parte. Così ho provato con quest’altro che è in realtà anche il primo di una specie di trilogia, che continua con “Ritratto in seppia” e “La casa degli spiriti”. Lo stile della Allende, a contrario di altri scrittori sudamericani, mi piace e lo trovo molto scorrevole. La storia è abbastanza coinvolgente, ma soprattutto di buon intrattenimento – a volte mi sembrava di leggere un film – anche se la trama non è delle più originali. Il libro ha come protagonista centrale Eliza, però nel libro vengono raccontate le storie personali di altri personaggi e quella che mi ha appassionato di più è sicuramente quella del cinese Tao Chi’en.

Trama: In una stazione climatica, un incantevole resort lungo le sponde del fiume Nila, l’anziano e famoso danzatore Koman racconta a Christopher Stewart, che sta scrivendo un saggio su lui, la sua storia, come abbia dedicato l’intera vita alla danza, sua vera signora e padrona. In quella atmosfera incantata il destino ha però approntato un evento imprevisto e tra Chris e Radha, la giovane nipote di Koman, nasce improvvisa e inesorabile la passione.

All’inizio mi sembrava promettere molto bene… lo stile dell’autrice è davvero impeccabile e mi piace sempre la scelta di dar voce durante la storia a tutti i protagonisti. La storia – specialmente quella di Sethu e Saadiya, i genitori di Koman –  all’inizio aveva un qualcosa di magico, poi pian piano la sensazione è scemata e in mano mi è sembrato sia rimasto solo un pugno di mosche o poco più. Il libro mi è sembrato mi facesse lo stesso effetto che fa l’India agli occidentali dopo un po’. All’inizio sembra tutto magico, esotico, speciale. Poi si cominciano a vedere tutti i difetti presenti nel paese e c’è il disincanto. Ci sarebbe anche una terza fase che però a me con il romanzo non è accaduta: alla fine, quando si torna a casa, le cose negative si dimenticano presto e a tutti si racconta quanto sia stato stupendo ed edificante il viaggio in India. Beh, sicuramente non per tutti va così, ma credo che a volte accada davvero. Ad ogni modo da come è partito mi aspettavo qualcosa in più. Padrona e amante è un libro diverso da tutti quelli che ho letto sull’India, perché si concentra in particolar modo sull’arte del kathakali: uno stile di danza tipico del sud dell’India (Kerala), in cui vengono rappresentate le diverse storie narrate nel primo poema epico indiano e in altri testi che hanno a che fare con la filosofia, la religione e la spiritualità dell’India. Storie, leggende, gesta di dèi e di eroi, miti si intrecciano a formare queste danze e le fondamenta della spiritualità indiana. Nel kathakali vengono rappresentate le 9 espressioni basilari dell’essere umano – amore, scherno, dolore, ira, coraggio, paura, disgusto, meraviglia e pace – che sono anche le emozioni che accompagnano tutto il romanzo e che, di volta in volta, caratterizzano la vita dei protagonisti. Da questo punto di vista l’ho trovato molto interessante, perché mi ha fatto conoscere una parte dell’India di cui non avevo ancora letto nulla. Intorno a questa particolare danza, che fa da padrona e amante nella vita di Koman, viene anche raccontato il triangolo amoroso fra Radha, Shyam e l’occidentale Chris. 

Pag. 527

Editore: Neri pozza, 2006

Ultime letture

Io sono il Tenebroso – Fred Vargas

Trama: Tra le giovani donne sole di Parigi, quale sarà la terza vittima del killer delle forbici? Nascosto nelle tenebre, l’assassino studia la prossima mossa. Non resta che affidarsi all’irresistibile carisma dei perdenti: un ex poliziotto deluso dalla vita, tre storici improvvisati detective e la vecchia Marthe, che una volta era la regina di place Maubert e ripete da sempre che “i marciapiedi del Signore sono infiniti”.

Commento: Personalmente amo sempre leggere i libri della Vargas. Sono scorrevoli, ironici e si leggono sempre piacevolmente. Anche questo non mi ha delusa. Quando ho bisogno di qualcosa di più leggero, leggere un suo giallo è sempre una buona soluzione. Certo è che, pian piano sto conoscendo il suo stile di giallo e gli assassini riesco ad identificarli già prima del “colpo di scena finale”. Ma non importa, amo i personaggi che crea, in questo caso in particolare l’evangelista Marc, ma anche il Tedesco.

È una vita che ti aspetto – Fabio Volo

Trama: Il percorso di Francesco è quello di molti ragazzi d’oggi, che si accorgono di esistere senza vivere davvero, come se mancasse loro qualcosa, e un giorno decidono che così non va. Ha un lavoro stressante, anche se remunerativo, che fa per comprarsi cose che gli riducano lo stress. Ha storie con tipe tanto diverse tra loro. Sente il bisogno di star solo ma ha paura di essere “tagliato fuori”, adora i genitori ma non è mai riuscito a comunicare con il padre, si fa le canne ma vuole smettere di fumare…

Commento: Sinceramente mi aspettavo qualcosa in più. Volo mi piace molto, ma non ha un buon stile di scrittura… a volte l’ho trovato proprio rudimentale. Forse, però, con gli altri romanzi questo fattore può averlo migliorato. La storia in sé non è male, ma niente di particolare o originale. Diciamo che si legge bene, ma non trovo sia un libro che si distingue dalla massa. Comunque leggerò altro di suo… la lettura è scorrevole e mi hanno detto che i suoi ultimi libri sono migliori dei primi.

Lasciami andare, madre – Helga Schneider

Trama: In una stanza d’albergo di Vienna, alle sei di un piovoso mattino dell’ottobre del 1998, Helga Schneider ricorda di quella madre che nel 1941 ha abbandonato due bambini per seguire la sua vocazione e adempiere la sua missione: lavorare come guardiana nei campi – di concentramento, prima, e di sterminio, poi – del Führer. Che cosa spinge Helga, oggi, a incontrare questa vecchia estranea che è sua madre? La curiosità? La speranza che si sia pentita? O qualcosa di più oscuro e inquietante?

“Verso di lei provo un rancore tenace, ma temo di non avere ancora rinunciato a trovare in lei qualcosa che si salva. Di qui il dubbio: è stata davvero spietata come dice o si mostra irriducibile perché io la possa odiare, liberandomi dell’incubo?”

Commento: Una testimonianza che fa riflettere… storia assolutamente vera che l’autrice ci racconta con tutta la sofferenza che le ha portato questo non rapporto con la madre nazista. 

Felice anno 2010 a tutti!

E tante bellissime, stupende, meravigliose cose e letture!!!!!!!!!!!!!!!!!!

A chi ancora non ha trovato ciò che cerca, faccio questo particolare augurio:

Quella vita ch’è una cosa bella,

non è la vita che si conosce

ma quella che non si conosce,

non la vita passata,

ma la futura.

Coll’anno nuovo,

il caso (?) comincerà a trattare bene

voi, me e tutti gli altri,

e si principierà la vita felice.

Giacomo Leopardi

Domani parto… vado in Africa per una dozzina di giorni. Quindi non ci sarà nessun aggiornamento, ma le letture, per quanto possibile, proseguiranno e spero al mio ritorno di poter fare qualche bella recensione positiva. Intanto vi saluto ;)

Trama: “Quelli che leggono i miei romanzi potrebbero chiedersi come può una donna, che nella sua vita non è mai stata nemmeno corteggiata e che non ha mai provato la meravigliosa sintonia di anima e corpo che unisce due persone, pretendere di scrivere sull’amore. La mia risposta è che una mente astuta e un occhio attento, uniti a una fervida immaginazione, possono creare qualsiasi tipo di illusione letteraria. La verità è che ho conosciuto un uomo che mi ha fatto provare realmente le profonde emozioni che descrivevo nei miei libri, che ha risvegliato la mia anima, da lungo tempo ormai sopita. Di quest’uomo non ho mai potuto parlare, ho dovuto relegare il mio amore per lui in un angolo nascosto del mio cuore e bandirlo per sempre. Io, però, non l’ho dimenticato.” E se la vita di Jane Austen non fosse stata esattamente come ce l’hanno raccontata? Se dietro ai personaggi indimenticabili di Mr. Darcy, Willoughby ed Edward Ferrars si nascondesse un uomo reale? C’è un solo scritto che riporta questa storia mai dimenticata, per Jane fu il più intimo, il più vero: il suo diario.

Ho deciso di regalarmi questo libro per Natale dato che ormai ho finito di leggere tutti i romanzi della Austen e visto che lei mi piace molto. Ovviamente questo diario – anche se l’autrice fa di tutto per farlo sembrare veritiero – è pura fantasia. Non è mai stato ritrovato nulla di simile. Però i fatti biografici, le persone attorno a Jane e molto altro sono spunti davvero reali e conosciuti dagli storici. 
Il libro è stata una piacevole lettura, proprio nello stile Jane Austen. Provare ad immaginare la vita di questa grande scrittrice, i spunti di vita che hanno ispirato i suoi personaggi e una storia d’amore struggente nascosta e, purtroppo, non di lieto fine, come invece accade in tutti i suoi romanzi, mi è piaciuto ed a tratti emozionato. A volte, a mio avviso, è un po’ forzato il rapporto tra la vita di Jane e i suoi romanzi, però mi è piaciuto pensare che anche lei abbia potuto almeno una volta nella sua vita provare un amore grande, forte e passionale come quello che racconta nei suoi romanzi. Se poi non sia mai accaduto, non si sa. Però è bello immaginarselo. Personalmente credo che alle appassionate di Jane Austen questo libro possa piacere, anche se penso sia bene leggerlo solo dopo aver letto i romanzi originali e senza aspettarsi comunque qualcosa di assolutamente originale e innovativo. Piacevole lettura che chiude questo mio anno 2009 di letture. 

Trama: È un giorno di ottobre del 1882 e Joseph Breuer, quarantenne geniale psichiatra, medico personale a Vienna di artisti e filosofi come Brahms, Brücke e Brentano, è al Caffè Sorrento in compagnia di una giovane donna che non conosce, ma che ha avuto l’impudenza di convocarlo nel rinomato caffè veneziano per una «questione di estrema urgenza» in cui ne andrebbe addirittura del «futuro della filosofia tedesca».
La donna si chiama Lou Salomé ed è di inusuale bellezza. Nonostante la temperatura pungente del mattino, si è tolta il manto di pelliccia e, guardandolo direttamente negli occhi, con voce ferma gli ha detto di temere per la vita di un suo caro amico: Friedrich Nietzsche, il pensatore tedesco che, secondo Richard Wagner, ha «regalato al mondo un’opera senza pari». Poi, posando leggermente la mano guantata sulla sua, ha aggiunto che il filosofo è in preda a una profonda prostrazione. Uno stato che si manifesta con una moltitudine impressionante di sintomi: emicrania, parziale cecità, nausea, insonnia, febbri, anoressia, e che lo porta ad assumere pericolose dosi di morfina…
Breuer sottoporrà il filosofo alle sue cure, basate sulla convinzione che la guarigione del corpo passi attraverso quella dell’anima. E tra lui e Nietzsche, nel corso di numerose sedute, si instaurerà un dialogo serrato e coinvolgente durante il quale Breuer cercherà invano di arrivare alle radici del male oscuro del filosofo e di indurlo ad aprirgli il cuore. Soltanto alla fine, avrà l’idea risolutiva…

Yalom è un insegnante di psichiatria in California e uno psicoterapeuta che molto probabilmente ha anche la passione per la filosofia, o per alcuni filosofi. Questo libro, infatti, è un misto tra medicina, psicanalisi e filosofia. In questo caso, la filosofia di Nietzsche. Nel libro è anche presente il rapporto di stretta amicizia tra Freud e Breuer, prima che i loro diversi modi di vedere la psicanalisi li separeranno. Nietzsche e Breuer, invece, pur avendo vissuto nello stesso periodo, non hanno mai avuto l’incontro che è narrato nel libro. Però le caratteristiche generali dei diversi individui – per quanto possibile conoscerli – sono verosimili.
Personalmente non condivido molto la filosofia di Nietzsche… anche se sicuramente è interessante e ci sono delle perle interessanti.

Il libro comunque lo consiglio vivamente a chi è interessanto alla psicoanalisi e anche alla filosofia. Sicuramente lo troverà interessante. Tradotto in italiano ha anche scritto “La cura Schopenhauer” che sicuramente nel prossimo anno leggerò.

Il Natale si avvicina…

E anche la fine dell’anno… tirando le somme quali sono i libri più belli che avete letto in questo anno?

I dieci libri che io mi sento di consigliare (magari anche come suggerimento per un eventuale regalo di Natale che ancora non avete comprato) sono:

1. La custode di mia sorella – Jodi Picoult: Questo è il libro che in assoluto mi è piaciuto più di tutti. È molto commovente e triste. La mia recensione la potete trovare nell’apposita categoria.

Trama: Anna non è malata ma è come se lo fosse. A tredici anni è già stata sottoposta a numerosi interventi chirurgici, trasfusioni e iniezioni in modo che la sorella maggiore Kate possa combattere la leucemia che l’ha colpita in tenera età. Anna è stata concepita con le caratteristiche genetiche per poter essere donatore di midollo per sua sorella, ruolo che non ha mai messo in discussione ma che ora le diventa, di colpo, insostenibile. Perché nessuno le chiede mai il suo parere? Anna prende una decisione per molti impensabile e che sconvolgerà la vita di tutti i suoi cari: fa causa alla sua famiglia. Un romanzo su un tema difficile e doloroso.

Prezzo: 8,60 Euro

Editore: TEA, 2007

2. Come dio comanda – Niccolò Ammaniti: Personalmente amo Ammaniti e il suo modo di raccontare le storie. Questo libro non mi ha delusa e anche dopo tempo mi è capitato di ripensare ad esso.

Trama: Rino e Cristiano Zena sono padre e figlio, e sono una famiglia, perché la madre se n’è andata e loro vivono soli. Cristiano potrebbe essere un adolescente come tanti, ma è Rino a non essere un padre come gli altri: disoccupato, emarginato, violento, alcolista, tenuto sotto controllo dall’assistenza sociale che minaccia di revocargli la custodia del figlio. Rino tuttavia ama Cristiano e si dedica a lui: con tenerezza, con affetto vero lo educa alla violenza e al culto della forza. Con i suoi amici Danilo e Quattro Formaggi non costituisce soltanto un trio di balordi, ma un vero e proprio clan, appassionato e affettuoso, che si prende cura del ragazzo. Alle loro vicende si intrecciano quelle della ragazzina di cui Cristiano è segretamente innamorato, Fabiana, e della sua amica Marina.

Prezzo: 19,00 Euro (Forse conviene aspettare l’economica)

Editore: Mondadori, 2006

3. Mister Pip – Jones Lloyd: Questo libro l’ho scoperto grazie ad un Bookcrossing… una bellissima sorpresa. Drammatico anche questo, però.

Trama: Sull’isola tropicale di Bouganville – dove vive Matilda, la giovane protagonista del romanzo – dopo l’inizio dei disordini e l’arrivo dei soldati, di bianchi ne è rimasto soltanto uno. È l’eccentrico Mr. Watts, uno strampalato avventuriero neozelandese, un ex attore di teatro che porta in giro la moglie indigena su un carrello. Siccome non c’è nessuno che tenga aperta la scuola, Mr. Watts si propone come maestro e decide di leggere ad alta voce un libro malconcio, scritto dal suo “amico” Dickens: Grandi speranze. Per Matilda ben presto Pip diventa una persona viva, ne scrive il nome sulla sabbia e lo decora con le conchiglie; è reale quanto sua madre, che invece è infastidita dal fatto che la figlia non si appassioni all’unico libro che si debba leggere, vale a dire la Bibbia, introdotta nell’isola dai missionari tedeschi. Ma la ragazzina non è l’unica a credere in Pip, gli danno la caccia anche gli ottusi soldati: su un’isola in guerra, il potere dell’immaginazione può essere il più pericoloso, tanto che, quando il libro brucia insieme agli edifici dati alle fiamme dai militari, Watts decide di proporre agli allievi di mantenere in vita Pip ricostruendone le imprese con la memoria. E sempre a Pip Matilda dovrà la svolta del suo destino.

Prezzo: 14,50 Euro

Editore: Einaudi

Come romanzo di formazione mi è particolarmente piaciuto:

4. Il bar delle grandi speranze – J.R. Moehringer: La sua è una specie di autobiografia… mi ha colpito molto il suo modo di raccontare le varie situazioni e storie di vita. Una volta finito il libro mi è sembrato di aver davvero incontrato e conosciuto ogni singola persona… e di essere entrata anch’io in quel bar.

Trama: Cresce catturato da una voce, J.R. La voce di suo padre, un disc-jockey di New York che ha preso il volo prima che lui abbia detto la sua prima parola. Seduto sul portico della vecchia casa dei nonni, con l’orecchio schiacciato contro la radio, vorrebbe spremere da quel timbro caldo e baritonale i segreti dell’identità e del mondo degli uomini. Sua madre è il suo mondo, ma lui cerca, desidera ardentemente anche qualcosa di più, qualcosa che riesce, debolmente ma ossessivamente, ad avvertire solo in quella voce. A otto anni, quando anche la voce alla radio scompare, J.R. corre fino al bar all’angolo, e lì scopre un nuovo mondo, e un coro turbolento di nuove voci. Sono poliziotti e poeti, allibratori e soldati, star del cinema e pugili suonati, la varia umanità che si rifugia al Dickens per raccontare le proprie storie o scordare i propri guai. Saranno quelle “mosche da bar”, uomini come Steve, come zio Charlie, che si atteggia un po’ a Bogart, come Colt, con il suo timbro da orso Yoghi, come Joey D, un picchiatore dal cuore tenero, sarà anche quel mondo di uomini divertito o dolente a crescere J.R., a prendersi cura di lui, a farne un uomo, come una specie di paternità su commissione. Una storia di formazione e riscatto, di turbolento amore tra una madre e il suo unico figlio, ma anche il racconto della lotta di un ragazzo per diventare uomo e un ritratto di come gli uomini rimangano, nel fondo del loro cuore, dei ragazzi perduti.

Prezzo: 11,50 Euro

Editore: Piemme

5. La solitudine dei numeri primi – Paolo Giordano: un libro che ha fatto molto parlare, sia in positivo che in negativo. Personalmente quando l’ho letto non mi è dispiaciuto, ma non l’ho nemmeno amato fino in fondo. Nonostante ciò è un libro che mi è rimasto dentro… e questo è a mio avviso un segno positivo. Avviso a tutti… è un libro che mette una tristezza immane… non adatto a chi già è depresso o passa un periodo non troppo roseo.

Trama: Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. È una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canale innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei e per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze si incroceranno, e si scopriranno strettamente uniti, eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano “primi gemelli”: due numeri primi vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Un romanzo d’esordio che alterna momenti di durezza e spietata tensione a scene rarefatte e di trattenuta emozione, di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.

Prezzo: 18,00 Euro

Editore: Mondadori, 2008

Come gialli mi sono piaciuti in modo particolare:

6.  Lo sguardo di uno sconosciuto – Karin Fossum: Questo l’ho amato non tanto per il giallo in sè, ma più per capacità dell’autrice di raccontare la storia, di analizzare i suoi personaggi.

Trama: Un minuscolo villaggio sulle coste norvegesi è in preda al panico: è scomparsa una bambina di sei anni. Sulle tracce della bimba, la polizia si imbatte in un’altra tragedia, già compiuta: poco lontano, sulle sponde di un fiabesco laghetto immerso nel bosco, trova il corpo nudo di una giovane donna; è intatto benché lei sia stata affogata con premeditazione. Annie Holland aveva solo quindici anni. Chi l’ha aggredita deve averla colta alla sprovvista, oppure, la conosceva anche troppo bene. Da Oslo arriva il pacato ispettore Sejer, incaricato del caso; e le sue indagini, dilavano il nordico lindore del borgo stanando tutto ciò che è sepolto e nascosto.

Prezzo: 9,50 Euro

Editore: Sperling & Kupfer, 2007

7. In fondo alla palude – Joe R. Lansdale: Da molti criticato perché dicono che somiglia troppo a “Il buio oltre la siepe”, io l’ho amato in modo particolare. Lansdale ha uno stile e un modo di raccontare le vicende della vita che mi ha stregata.

Trama: Sono gli anni Trenta, quelli della Depressione. Harry e la sorellina Tom vivono nel Texas orientale. Una sera, mentre cercano nel bosco un luogo dove seppellire l’amato cane Toby, trovano una strana radura di spine e il corpo martoriato di una donna di colore. Mentre fuggono, i fratelli intravedono tra gli alberi una figura minacciosa e oscura, di cui tutti parlano, che tutti temono: il leggendario Uomo-Capra. Tornati a casa, raccontano tutto al padre, Jacob, barbiere che ha anche la funzione di agente di polizia locale, il quale non crede alle voci sull’Uomo-Capra e non sopporta le ingiustizie. L’uomo decide di indagare, e ben presto scopre che altre donne sono state uccise con la medesima crudeltà.

Prezzo: 9,90 Euro

Editore: Fanucci

Tra i classici letti quest’anno…

8. Jane Eyre – Charlotte Bronte

9. Notre- Dame de Paris – Victor Hugo

10. Amore, Prozac e altre curiosità – Lucía Etxebarría: alla fine ho deciso di aggiungere questo, come decimo libro. La Etxebarría ha un modo unico di narrare la vita delle donne senza ipocrisie, raccontando e analizzando i problemi, i conflitti, la crescita che ognuna, chi più, chi meno, nella vita deve affrontare.

Trama: Tre sorelle sullo sfondo di una Madrid contemporanea, viva, febbrile, che tira tardi nei locali alla moda. Cristina, la narratrice del romanzo, anoressica e con un “debole” per l’ecstasy lavora in un techno-bar e si concede spesso agli amori effimeri di una notte. Rosa, invece, è una asettica donna manager, tutta agenda e carriera. Ana, infine, gioca a interpretare il triplice ruolo di casalinga, madre e moglie perfetta. Tre possibili destini femminili, ma nessuno di essi bagnato dalla felicità. In realtà, tre modi diversi di nascondere il vuoto della propria esistenza.

Prezzo: 8,60 Euro

Editore: TEA, 2002

Voi, invece, quali sono i libri che vi hanno colpito di più, che più avete amato in questo 2009?

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