Addio alle armi – Ernest Hemingway

Ieri sera ho terminato di leggere Addio alle armi… Non l’avevo mai letto prima, un po’ perché personalmente non conosco molti amanti di Hemingway che mi potessero decantare le sue doti, un po’ perché la guerra non è il tema che più mi attira, un po’ perché avevo sempre altri libri più attraenti sul comodino da leggere. Ma dopo aver visto Il lato positivo (che tra l’altro consiglio e a me è piaciuto molto :) ed è tratto da un libro che invece non ho letto) mi sono detta, basta è ora! E così l’ho preso in mano…

Sinossi (con qualche spoiler): Composto febbrilmente tra il 1928 e il 1929, “Addio alle armi” è la storia di amore e guerra che Hemingway aveva sempre meditato di scrivere ispirandosi alle sue esperienze del 1918 sul fronte italiano, e in particolare alla ferita riportata a Fossalta e alla passione per l’infermiera Agnes von Kurowsky. I temi della guerra, dell’amore e della morte, che per diversi aspetti sono alla base di tutta l’opera di Hemingway, trovano in questo romanzo uno spazio e un’articolazione particolari. È la vicenda stessa a stimolare emozioni e sentimenti collegati agli incanti, ma anche alle estreme precarietà dell’esistenza, alla rivolta contro la violenza e il sangue ingiustamente versato. La diserzione del giovane ufficiale americano durante la ritirata di Caporetto si rivela, col ricongiungimento tra il protagonista e la donna della quale è innamorato, una decisa condanna di quanto di inumano appartiene alla guerra. Ma anche l’amore, in questa vicenda segnata da una tragica sconfitta della felicità, rimane un’aspirazione che l’uomo insegue disperatamente, prigioniero di forze misteriose contro le quali sembra inutile lottare.

Finito il libro non mi è venuto da buttarlo pazzamente fuori dalla finestra per il finale… perché il finale non può sempre essere a lieto fine, come piace tanto agli americani. La vita non è quasi mai così, per quanto ottimisti si possa essere. E posso capire, che visto che la vita già ci porta i suoi casini, forse almeno in un libro o in un film si può preferire il “e vissero tutti felici e contenti”, ma la realtà comunque non resta quella. Quindi sì, amo i pessimisti e il loro pensiero negativo e non mi importa della legge dell’attrazione o di altre teorie simili. Conoscendo le crudeltà della vita, si impara ad essere forti e ad affrontare qualsiasi situazione… Il libro poi non è così pessimista, alla fine insegna anche che bisogna cogliere l’attimo e godere ogni momento che si può con chi si ama senza averne paura… È vero, non è un romanzo caldo, emotivo. Hemingway è sintetico, realista, non c’è spazio per grandi sentimentalismi, nonostante la storia d’amore. Eppure è una storia che mi ha presa e ho letto con grande facilità. C’è la narrazione storica della Prima Guerra Mondiale, della sua personale esperienza in Italia, c’è l’amore tra Henry e l’infermiera Barkley, c’è l’amicizia e non c’è un lieto fine. Forse davvero non adatto a chi ha bisogno di una botta di positività… perché qui non solo si dice Addio alle armi, ma anche addio… all’ottimismo! :D E per quanto mi riguarda, va bene così… Ma per chi non fosse soddisfatto, posso dire che guardando il lato positivo, può far anche pensare a quanto si è fortunati ad avere ciò che si ha ;) E comunque una soluzione Hemingway la offre in quasi ogni pagina per ritrovare l’allegria e la spensieratezza… la birra, il vino, Martini, un bel grappino e ogni sorta di alcool! Insomma, un vero alcoolista… e si nota anche tra le pagine dei suoi libri! Eh, sì, forse vale lo stesso la pena essere ottimisti… :)

E a voi, che impressione ha fatto? Come a Pat o altro?