Migliori libri per trentenni – Schiavo d’amore di Maugham

Trama: Il libro narra la storia di Philip, un ragazzo nato con un piede equino e rimasto orfano da piccolo. Dopo la morte dei genitori viene 5563d33e1328cfa933c64a46e7c007f3_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyaffidato agli zii che si occuperanno di lui. Fondamentalmente è un romanzo di formazione. Durante il libro si fa un viaggio insieme a Philip dai suoi primi anni di vita fino circa alla maturità dei 30 anni, attraversando le difficoltà del periodo della scuola, alle prime passioni e i primi amori, fino alla ricerca di una stabilità e soddisfazione personale.

È il secondo libro più celebre di Maugham ed è ritenuto un romanzo autobiografico, in quanto molte caratteristiche di Philip e della sua vita sono state vissute in prima persona anche dall’autore.

Il libro ha ben 619 pagine e costa 15 Euro (questa versione, almeno).

 

 

Le mie impressioni: Cosa ne penso, cosa mi è rimasto?

Quando ho comprato “Schiavo d’amore” e ho deciso di leggerlo, pensavo fosse un libro di formazione sì, ma incentrato soprattutto sull’ambito “relazionale”, se così si può dire. Nel senso che mi aspettavo che a un certo punto della sua vita, Philip avrebbe incontrato una donna, magari più matura di lui, che lo avrebbe letteralmente fatto suo schiavo e che questo avrebbe avuto su di lui un impatto importante dal punto di vista della comprensione di sé e della sua crescita personale. Se qualcuno di voi ha anche questo dubbio o questa aspettativa, voglio assolutamente avvisarvi che non sarà ciò che trovate! Non almeno in senso stretto.

Continua a leggere

Annunci

Finalmente ritorno…? #Curarsi con i libri

È da ormai parecchi anni che non scrivo più sul blog. Questo perché non ho più avuto la possibilità di leggere così tanto, o almeno non così tanti romanzi.

Ultimamente, però, ho di nuovo voglia di leggere. Ci sono ancora tanti libri che sono presenti sulla mia lista desideri o sullo scaffale. Libri che avevo comprato e mai letto. Il mio obiettivo e di averli letti tutti almeno una volta. Altro obiettivo di questo fine 2017 e che continuerà nel 2018 e leggere alcuni libri tratti da “Curarsi con i libri: Rimedi letterari per ogni malanno” di Berthoud e Elderkin.

Siccome tra pochi mesi farò i 30 anni, ho deciso di voler leggere la lista dei dieci migliori romanzi per trentenni:

  1. London Fields, Martin Amis
  2. La scimmia sulla schiena, William Burroughs
  3. La giornata d’uno scrutatore, Italo Calvino
  4. Middlesex, Jeffrey Eugenides
  5. Fiesta, Ernest Hemingway
  6. Il meglio della vita, Rona Jaffe
  7. Schiavo d’amore, William Somerset Maugham
  8. Billy Budd, Herman Melville
  9. La vita breve, Juan Carlos Onetti
  10. Orfeo in paradiso, Luigi Santucci

Middlesex l’ho letto già qualche anno fa, ora sto leggendo Schiavo d’amore (prossimamente arriveranno le mie impressioni sul blog). Mi mancano gli altri 8, almeno alcuni (quelli che mi ispirano di più) li leggerò. Inizierei da Fiesta e Il meglio della vita.

Voi li avete già letti? Se sì, lasciate nei commenti cosa consigliate o non!

A presto, cari lettori e care lettrici!

peanuts-charlie-brown-lucy-ultimo-giorno-dell-anno-1966-12-31

 

Donna per caso – Jonathan Coe

Trama: Per Maria non c’è nulla di certo. La sua vita è una sequenza di episodi accidentali. L’amicizia di chi la circonda non la smuove, e non la smuovono neppure le reiterate offerte di matrimonio da parte di Ronny, innamorato devoto. Le piace vivere dentro i confini che certamente sente come il suo mondo ma che altrettanto sicuramente sa non essere prodotto di una “sua” precisa volontà. Si laurea, si sposa, ha un figlio e continua a non capire come di quegli eventi si possa dire “la mia vita”. Esiste un grimaldello capace di far saltare l’apparente freddezza esistenziale di Maria? O tutto è destinato a finire com’è cominciato, vale a dire “per caso”?

Primo romanzo di Jonathan Coe e si nota. Sicuramente con il tempo la qualità delle storie è migliorata. La storia in sé si legge bene, il libro è corto, ci vuole poco. Maria è una ragazza bellissima, ma priva di qualunque emozione, o quasi. All’inizio si riesce ad essere abbastanza empatici con lei, è una che si distingue dalla massa, potrebbe essere una personalità interessante. Tuttavia dopo che la vita va avanti e lei incappa accidentalmente in continui eventi spiacevoli (per usare un eufemismo) e non fa assolutamente nulla per prendere in mano le redini della sua vita, ma si lascia trascinare e basta… beh comincia a snervare un po’…! Ne esce fuori il ritratto di una gioventù non goduta, profondamente infelice, solitaria, non compresa… Tristezza pura e anche un pizzico d’ansia, possibile poter subire così tanto senza mai reagire e rimanendo pressoché impassibile?

La storia di Maria in realtà mi ha suscitato diverse emozioni contrastanti e anche se parecchio di fastidio… vuol dire che in fondo il suo lavoro l’ha svolto comunque bene.

La sorella – Sándor Màrai

Trama: A un centinaio di chilometri dal confine italiano, nel vagone letto di prima classe di un treno diretto a Firenze, Z. – il grande, celebre pianista atteso in Italia per un concerto – capisce che nulla sarà mai più come prima: che forse non rivedrà più E., la donna alla quale è legato da un rapporto ambiguo e morboso, in un triangolo il cui terzo vertice è un marito consapevole e benigno; che forse quella sera suonerà per l’ultima volta che tutto, insomma, sarà “diverso”. Ma diverso come? Gli ci vorranno mesi per capirlo: quelli che trascorrerà, colpito da un rarissimo virus, in un ospedale di Firenze.

È il primo libro di Márai che leggo. La prima settantina di pagine si può pensare di aver sbagliato libro… poi comincia la storia “vera”, la malattia di Z. e il percorso di introspezione e consapevolezza. All’inizio mi è sembrato molto lento, poi però diventa interessante e la spiccata sensibilità dell’autore si riflette totalmente nella sua narrativa. C’è una riflessione profonda sulla malattia, la vita, la morte… si può condividere o meno, ma a me ha colpito abbastanza. È un libro triste e un po’ deprimente, ma l’autore ha una scrittura notevole.

La menzogna riprese è quella che fino al giorno prima si chiamava lavoro, o dovere, o ambizione, o amore, o famiglia. Ci vogliono mille, diecimila giorni e notti, affinché in un corpo, e al suo interno in un sistema nervoso, nei centri sensori, quella menzogna si trasformi nell’unica insopportabile realtà; finché un giorno l’organismo, l’intero individuo, con un atroce rantolo, si mette ad urlare al mondo sotto forma di malattia quella menzogna, che nel frattempo si è tramutata in un’intollerabile sensazione di panico. Urla che non tollera più il proprio ambiente, o la propria vanità, o la routine con cui ha cercato di stordire, come con un narcotico, il vuoto esistenziale; che non tollera più quell’esercizio meccanico in cui si è trasformato il talento che Dio gli ha donato.[…] La vita è un veleno se non crediamo più in essa, quando non è che un mezzo per saziare la vanità, l’ambizione, l’invidia.

Perché, come dice sempre l’autore, vivere è una grande responsabilità.