La custode di mia sorella – Jodi Picoult (parte 2)

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Incipit: Quando ero piccola, il grande mistero, per me, non era come nascono i bambini, ma perché. Il meccanismo mi era chiaro, me l’aveva spiegato mio fratello Jesse, più grande di me, ma a quell’epoca ero convinta che avesse capito male, almeno in parte. I miei coetanei si affrettavano a cercare sul vocabolario di classe le parole pene e vagina non appena l’insegnante si voltava, ma io avevo in mente altri quesiti.

Stamattina ho finito di leggere questo libro. Davvero molto bello e toccante. L’autrice alterna vari punti di vista e storie. Il libro è suddiviso in due settimane circa e a parlare sono in modo alterno Anna, Sara (la madre), Brian (il padre), Jesse, Julia (il tutore ad litem) e Campbell (l’avvocato) e solo alla fine anche Kate. Anna è la custode della sorella del titolo e se vogliamo la protagonista centrale. È lei che a un certo punto dice basta e decide di intentare una causa contro i suoi genitori per riconquistare i diritti sul suo corpo. Anna sin dalla sua concezione non è destinata ad essere una ragazza come le altre. I genitori, infatti, dopo che a Kate, la loro secondogenita all’età di 2 anni viene diagnosticata una rara forma di leucemia (LAP: leucemia acuta promielocitica) e Jesse, il loro primogenito non risulta geneticamente compatibile con la sorella, decidono di avere un altro figlio. Decidono però di averlo in vitro, in modo da essere certi che sia al 100% compatibile con la sorella malata. Anna viene quindi concepita con lo scopo di aiutare a guarire sua sorella e sin da piccola viene sottoposta a vari interventi. All’età di 13 anni, quando Kate ha una ricaduta e i reni cominciano a collassare, i genitori chiedono ad Anna di donarle un rene. Ed è a questo punto che Anna va da Campbell e decide di denunciare i suoi genitori. Le due settimane del libro sono incentrare principalmente sulla causa… accanto però ci sono anche altre storie che attenuano un po’ la drammaticità… ad esempio la storia di Campbell e di Julia. C’è anche Jesse, che è sempre stato trascurato ed è il “caso perso” della famiglia. Poi c’è anche la vita di Brian e il suo lavoro da pompiere. Il libro è molto bello perché racconta di un tema molto delicato e difficile. Inoltre vengono esposte varie prospettive sulla tematica in modo davvero riuscito. Da una parte i genitori che vogliono a tutti costi salvare la figlia, anche a costo di mettere a rischio la vita di un’altra figlia. Dall’altra ci sono le prospettive di Anna e Jesse, il loro essere dei figli invisibili. Tutta l’attenzione dei genitori è incentrata su Kate. Tutta la vita di Anna ruota attorno a Kate. E Jesse è semplicemente lasciato al suo destino…  

In conclusione è un libro che consiglio a tutti. Anche se forse non è particolarmente adatto a persone che sono in fase di depressione, perché a tratti è davvero molto triste e anche un po’ crudele.

All’inizio del libro c’è un altro passo che mi ha colpito subito:

Nel mio primo ricordo, ho tre anni e sto tentando di uccidere mia sorella. Talvolta l’immagine è così nitida che sento ancora la federa ruvida sotto la mia mano, la punta affilata del suo naso che preme contro il mio palmo. Non aveva la minima possibilità di scamparla, ovviamente, eppure non funzionò. Entrò mio padre per rimboccarci le coperte e la salvò. “Faremo come se non fosse mai accaduto”, mi disse.
Crescevamo, e sembrava che io non esistessi, se non in relazione a lei. La guardavo dormire nella nostra stessa stanza, un’unica lunga ombra congiungeva i nostri letti, e pensavo a tutti i modi possibili. Veleno, sparso sui cereali a colazione. Un’onda anomala sulla spiaggia. Un fulmine improvviso.
Ma alla fine non uccisi mia sorella. Lei fece tutto da sola.
O almeno, è quello che mi racconto.

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