In fondo alla palude – Joe R. Lansdale

copj13 Trama: Sono gli anni Trenta, quelli della Depressione. Harry e la sorellina Tom vivono nel Texas orientale, due bambini come tanti. Una sera vanno nel bosco, per cercare un luogo dove seppellire l’amato cane Toby. Trovano invece una strana radura di spine, e il corpo martoriato di una donna di colore. I fratelli scappano, e intravedono tra gli alberi una figura minacciosa e oscura, di cui tutti parlano, che tutti temono: il leggendario Uomo-Capra. Tornati a casa Harry e Tom raccontano al padre quello che è successo. Jacob fa il barbiere e ha la funzione di agente di polizia locale, non crede alle voci sull’Uomo-Capra e non sopporta le ingiustizie cui vanno incontro le persone di colore da quelle parti. Decide di mettersi subito a indagare.

È il primo libro che leggo di Lansdale. È il libro del gruppo di lettura di questo periodo (per chi fosse interessato a partecipare clicchi sulla colonna a destra sul miglior sito di libri e lettori, lì lo troverete).
Ho letto in giro e c’è scritto anche sul retro copertina che ricorda “Il buio oltre la siepe” e alcuni lettori si lamentavano che fosse troppo simile. Personalmente il libro ho intenzione di leggerlo prossimamente, ma ho comunque già visto il film e devo dire che a parte la questione della discriminazione razziale e il fatto che i protagonisti (o forse meglio narratori) siano bambini, non ci ho visto molto di uguale. Se si ragionasse in questo modo credo che anche tutti i libri sul nazismo o su qualsiasi altro tema sembrerebbero scopiazzati. Una volta ad esempio ho letto che il famosissimo e premiato La vita è bella di Benigni è in realtà stato da lui ispirato da Train de vie (di cui ha rifiutato la parte). Ma questo rende uno peggio dell’altro o La vita è bella meno bello come film? Non credo.
Per parlare di nuovo del libro… a me è piaciuto molto. Lo stile di Lansdale mi ha stregata. Bellissimo. È incredibile come riesce a descrivere bene le varie situazioni, crude o belle che siano. Mi ha colpito in maniera particolare per questo. Il giallo in sè invece, non è male, ma mi ha un po’ delusa perché in alcune cose l’ho trovato prevedibile. Nonostante ciò è bello sentir raccontare dell’epoca della grande Depressione del 1929 e degli anni dopo. Del vivo razzismo ancora presente, dei clan, della vita semplice delle persone. E Lansdale, come già detto, riesce a farlo molto bene.

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