Letture di marzo

Siccome ultimamente non ho molta voglia di scrivere grandi recensioni sui libri, ho deciso comunque di fare un piccolo commento su ognuno di loro… ormai è un periodo un po’ così…

Per la prima manche della sfida delle squadriglie ho letto Gente di Dublino di James Joyce. Prima opera che leggo di questo autore irlandese, mi è piaciuta molto. Solitamente non amo molto i racconti, ma devo dire che invece Joyce ha uno stile molto scorrevole. Racconta tanti spezzoni di vita dublinese che messi assieme formano una critica da parte dell’autore alla società irlandese e alla sua povertà spirituale. È consigliata la lettura dell’interpretazione di questi racconti, per comprendere meglio ciò che Joyce voleva comunicare attraverso questi racconti e per poterli apprezzare appieno.  Il mio voto personale è 9/10. Sulla vita di Joyce hanno fatto anche un film: Nora, con Ewan McGregor. Consigliato a tutti coloro a cui piace o che sono interessati a capire meglio questo autore.

Lasciami entrare di John A. Lindqvist è il primo libro letto di quest’anno per il Gruppo di lettura che seguo sul forum Libridine. Dal libro è stato tratto un film di produzione svedese con lo stesso titolo, che ha vinto anche dei premi. Il libro/film è classificato come horror, dato che c’è come protagonista Eli, un vampiro. Se siete degli anti-twilighter magari potrebbe piacervi questo. A me non è piaciuto per nulla, ma in genere non amo questo tipo di libri. A mio avviso è scritto in modo molto freddo ed eccessivamente cupo. Inoltre non mi sono piaciuti per nulla i personaggi principali e mi è parso che l’autore, con tutti i temi che affronta, abbia voluto un po’ strafare. Meglio pochi temi, ma buoni, che molti, affrontati solo in modo un po’ superficiale. Non so, a me non ha detto nulla, pur avendo delle buone critiche.   

In questo mese ho anche letto il famoso e classico Die Leiden des jungen Werther di Johann Wolfgang Goethe. Sì, l’ho letto proprio in lingua originale e devo dire anche con un po’ di fatica. Però alla fine ne è valsa la pena perché Goethe ha una profondità nel descrivere i sentimenti, che non è da tutti. Non per niente è diventato un classico 😉

Lettera al padre e La condanna di Franz Kafka è un altro classico moderno letto questo mese. Kafka l’ho conosciuto per la prima volta sui banchi di scuola. La nostra prof di tedesco ci diede “Die Verwandlung” – ovvero la metamorfosi – da leggere. All’inizio ci è sembrato a tutti davvero ostico – e lo era – infatti è scritto in un tedesco molto difficile. Tant’è vero che dovetti leggerlo anche in italiano per capirci qualcosa. Poi ho deciso di portarlo alla maturità e leggendo il significato simbolico che Kafka dava a questo racconto ho cominciato a capirlo e ad apprezzarlo molto. Il suo conflitto con il padre è una delle più grandi cose che l’ha influenzato e, quindi, è credo sia un dovere leggere “Lettera al padre” per arrivare a comprendere le sue opere in modo completo.

Su Il lupo della steppa di Hermann Hesse vi lascio solo qualche citazione. Le prime due parti sono molto interessanti, l’ultima, invece, mi è piaciuta meno.

Queste memorie, non importa quanto o quanto poco vi possa essere di vero e reale, sono un tentativo di vincere la malattia dell’epoca non aggirandola o mascherandola, bensì facendo di essa argomento di descrizione. Esse sono, alla lettera, un viaggio attraverso l’inferno, un viaggio ora angoscioso ora coraggioso attraverso il caos d’un mondo psichico ottenebrato, un viaggio intrapreso con la volontà di attraversare l’inferno, di tener testa al caos di soffrire il male sino in fondo.

Ora, ci sono tempi nei quali un’intera generazione viene a trovarsi fra due epoche, fra due stili di vita in modo da perdere ogni naturalezza e costume e riparo e innocenza. S’intende che non tutti la sentono ugualmente. Una natura come quella di Nietzsche ha dovuto soffrire in anticipo la miseria di oggi, in anticipo di una generazione: ciò che egli dovette assaporare solitario e incompreso, oggi lo soffrono migliaia di uomini.

La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.

Benché la necessità di diventare uomo gli sia più palese che ai borghesi, chiude gli occhi e non vuol rendersi conto che quel disperato attaccamento all’io, quel disperato rifiuto di morire è la via più sicura per arrivare alla morte eterna, mentre il saper morire, il saper spogliarsi e abbandonare l’io alle metamorfosi conduce all’immortalità.

Nemmeno il suicidio ti servirà seriamente, povero lupo della steppa, percorrerai la via più lunga, più difficile, più faticosa del divenir uomo, dovrai moltiplicare ancora più volte la tua duplicità, complicare ancora più la tua natura complicata. Invece di restringere il tuo mondo, di semplificare la tua anima, dovrai accogliere più mondo e infine il mondo intero nella tua anima dolorosamente ampliata per poter giungere forse un giorno alla fine, al riposo. Questa via fu percorsa dal Buddha, da ogni uomo grande, da questo consapevolmente, dall’altro inconsciamente, secondo che gli riusciva l’ardita impresa. Ogni nascita è separazione dal tutto, è limitazione, distacco da Dio, nuovo doloroso divenire. Il ritorno al tutto, l’annullamento della dolorosa individuazione, il divenire Dio significa aver allargato talmente la propria anima da poter riabbracciare l’universo.

Annunci

6 pensieri su “Letture di marzo

  1. Non ho letto nessuno di questi autori, ma Kafka mi sono sempre promessa di leggerlo (non in lingua originale, hihi).
    mi stupisco sempre quando vengo qui a leggerti, perchè in soli trenta giorni riesci a leggere tanti libri, e questo è davvero ammirevole.
    Un bacio

  2. Toh… ora che sto rileggendo il tuo post, sto vedendo che ho letto anche I dolori del giovane Werther! Mi era sfuggito perchè era scritto in tedesco ahahah Comunque opera superlativa anche questa!
    Di Kafka ho letto La metamorfosi e qualche racconto… ma non mi ha entusiasmato molto. Devo dire però, riguardo a La metamorfosi, che sono entomofobica, e questo non ha sicuramente giocato a favore di una mia lettura tranquilla dell’opera. Vi dico solo che ho avuto gli incubi dopo averlo letto!

  3. @frivolajuliet: Grazie! Ormai ho proprio la passione per i libri 😛

    @ναℓєитιиα: Anch’io ho trovato la fine del lupo della steppa molto particolare e forse un po’ troppo simbolica e astratta. Non so, non mi ha convinta… Magari rileggendolo a 50 anni lo capirò meglio 😉

    Davvero dopo aver letto la metamorfosi hai avuto gli incubi? Io, dopo una seconda lettura e un supporto per l’interpretazione del racconto, ho trovato la metafora dell’insetto geniale e molto significativa. Forse, però, come prima opera conviene proprio leggere Lettera al padre, in modo da riuscire prima a inquadrare un po’ l’autore.

  4. Sì, mammamia se ci ripenso mi vengono i brividi! Ho sognato e risognato l’immagine iniziale di Samsa che apre gli occhi e vede queste zampine che si muovono davanti a sè… Ma considera che io sono una che se vede anche solo una formica si blocca. E’ una fobia totalmente irrazionale 🙂

  5. E per dimostrarvi che sono ancora più rimbambita di quello che ormai pensavate… vi dico che ho letto pure “Gente di Dublino”. Nemmeno questo l’avevo riconosciuto perchè l’ho letto in lingua originale, sotto il titolo di “Dubliners”.
    Mammamia, perdo colpi!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...