La fine del mondo e il paese delle meraviglie – Haruki Murakami

In una piccola e spettrale città chiusa dentro mura che la separano dal resto del mondo, vivono abitanti privi dell’ombra e dei sentimenti, tranquilli al riparo di ogni emozione. Tra di loro, un nuovo arrivato ha il compito di leggere “i vecchi sogni” nel teschio degli unicorni, unici animali del luogo, cogliendo frammenti di memorie e di un’altra vita, di un’altra possibile dimensione. In parallelo, in un’asettica disumana e futuribile Tokyo, un uomo sarà coinvolto da uno scienziato tanto geniale quanto sconsiderato in un esperimento a rischio della vita che lo porterà a calarsi nei sottosuoli della città, in lugubri voragini animate da creature mostruose e maligne, metafore delle paure che agitano la coscienza di tutti. Ed è proprio lì, nel buio fondo della mente, che si troverà la chiave dell’enigma, la soluzione del mistero che lega i personaggi dei due mondi, che sono in realtà l’uno il riflesso dell’altro. Sarà possibile lo scambio tra le due dimensioni, il passaggio in entrambi i sensi, o il viaggio sarà senza ritorno?

Non capita tutti i giorni di leggere un libro così particolare e fuori dagli schemi. Murakami lo è già di suo, ma con questo (che tra l’altro è una delle sue opere iniziali) si distingue. Il libro è diviso in due mondi: uno interiore e uno esteriore, uno è La fine del mondo, l’altro è Il paese delle meraviglie. I capitoli si alternano e solo pian piano si comincia a cogliere il collegamento tra i due. Nessuno dei protagonisti ha un nome, ma sono tutti descritti con una loro peculiarità: abbiamo la ragazza grassa con il tailleur rosa, il professore (genio, ma secondo me anche un po’ matto), la bibliotecaria, il Guardiano, il Lettore di sogni, un 35enne informatico (cibermatico) all’apparenza ordinario… sembra quasi che la loro identità sia definibile solo da esse. La parte centrale, piuttosto prolissa, è puramente fantascientifica e assurda, un po’ troppo per i miei gusti… Ma d’altronde come descrivere le paure più profonde e le turbe dell’inconscio? Nel libro troviamo diversi simboli tipici della psicologia: l’ascensore, il viaggio nei sottosuoli (simbolo dell’inconscio sommerso), l’acqua, le mura, il Guardiano… molto freudiano, anche se c’è anche qualcosa di Jung.
Il libro è sicuramente impegnativo, spesso può risultare difficile seguire Murakami in tutti i suoi ragionamenti e non sempre ero sicura del messaggio che voleva trasmettere o del significato di alcuni simboli o metafore. Tuttavia l’esplorazione dell’inconscio e i vari richiami letterari e musicali li ho apprezzati. Non è un libro facile, logico, lo definirei più un trip che lascia storditi!

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6 pensieri su “La fine del mondo e il paese delle meraviglie – Haruki Murakami

  1. I libri di Murakami sono un viaggio spettacolare. Tra le sue opere preferisco i romanzi alle raccolte di racconti brevi (l’elefante scomparso e altri racconti/blind willow sleeping woman) ma che sia un racconto di 10 pagine o un romanzo di 300 non importa, ogni parola ti lascia qualcosa nel cuore. Per me i suoi libri rappresentano esattamente quello che considero il piacere della lettura:perdersi totalmente in racconti che inizialmente possono sembrare assurdi ma che man mano finiscono per trascinarti nel loro vortice fino a farti pensare che, tra quelle parole, ci sia qualcosa che ti appartiene, che ti riguarda. E allora non finiresti mai di leggere.
    D’altra parte dico anche che i suoi non sono libri per tutti, sicuramente non li consiglierei a quelle persone che vogliono muoversi solo su sentieri,trame predefinite e tracciate con l’evidenziatore e le insegne luminose. Per apprezzarli bisogna prenderli per dei sogni che a primo impatto ci sembrano un insieme di cose ed avvenimenti senza senso ma che, in fondo, hanno una loro logica più forte di quello che pensiamo.

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