Sorella, mio unico amore – Joyce C. Oates

Ecco il libro che ho portato in vacanza… non proprio leggero, ma meritevole di attenzione.

Descrizione: Bix e Betsey Rampike a prima vista sono un caso di esemplare medietà suburbana: vivono non lontano eppure distantissimi dalla grande città, in un New Jersey tanto sonnacchioso quanto crudele nelle sue frammentazioni economiche e sociali; conducono un’esistenza che oscilla poco consapevolmente tra appagato conformismo e smodata ambizione; hanno due figli che, se per Bix sono l’incarnazione di un perenne senso di colpa venato di responsabilità, per Betsey rappresentano il veicolo di sogni di gloria e di riscatto, alimentati da una sottocultura della celebrità ormai del tutto pervasiva nella middle class americana. Le aspettative su Skyler, il primogenito, si sono purtroppo infrante in seguito a un incidente che lo ha lasciato claudicante. Diverso però è il caso di Edna Louise, graziosa bambina che sin dalla più tenera infanzia dimostra un talento fuori dal comune per il pattinaggio su ghiaccio che promette di lanciarla nello scintillante mondo dell’agonismo professionistico e dello show business.

Nello scrivere il libro, la Oates si è ispirata a un caso di cronaca nera avvenuto negli Stati Uniti nel 1996 che ha suscitato molto scalpore e ancora oggi è rimasto irrisolto. Si tratta dell’omicidio di una bambina “reginetta di bellezza” di 6 anni: JonBénet Ramsey.
Nel libro i nomi sono stati cambiati, ma le analogie sono moltissime. È Skyler Rampike, il fratello maggiore sopravvissuto, quello che racconta la storia della sua sorellina Edna Louise. Lei si rivela un talento nel mondo del pattinaggio, spinta fortemente dalla madre a conseguire un sogno che in realtà è più il suo e solo in parte quello della figlia. Al centro c’è sempre l’analisi delle dinamiche famigliari tipiche della borghesia media americana, l’ambizione eccessiva dei genitori nei confronti dei loro figli che li spinge a fare cose assurde pur di farli arrivare al successo che loro non hanno potuto raggiungere… Da qui la copertina, che sinceramente trovo in parte fuorviante. Sembra un romanzo rosa o la storia di Barbie, ma in realtà vuole raffigurare l’innaturalità e assurdità del mondo delle piccolissime miss (o simili concorsi, gare), la perdita dell’infanzia e il fatto che dietro ci sia sempre l’ambizione dei genitori e i figli, pur di compiacerli e sentirsi amati, si costringono a seguire.

L’autrice non ha veramente paura di nulla e del libro ne esce un ritratto terribile, triste, diretto, anche di denuncia di questo tipo di famiglie. Verso la fine avrei tolto qualche pagina di troppo che rende il libro un po’ dispersivo, ma sennò merita sicuramente, se si è interessati ad approfondire questo squarcio della realtà americana.

Per farvi un’idea, ecco qualche foto della vera JonBénet Ramsey:

Allucinante, no?

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