Educazione siberiana

Eccomi reduce dalla lettura del libro di Lilin e dalla visione del film di Salvatores. Dico da subito che sono rimasta delusa da entrambi… ma prima di tutto, per chi non la conoscesse, ecco la trama del libro:

Cosa significa nascere, crescere, diventare adulti in una terra di nessuno, in un posto che pare fuori dal mondo? Pochi forse hanno sentito nominare la Transnistria, regione dell’ex Urss autoproclamatasi indipendente nel 1990 ma non riconosciuta da nessuno Stato. In Transnistria, ai tempi di questa storia, la criminalità era talmente diffusa che un anno di servizio in polizia ne valeva cinque, proprio come in guerra. Nel quartiere Fiume Basso si viveva seguendo la tradizione siberiana e i ragazzi si facevano le ossa scontrandosi con gli “sbirri” o i minorenni delle altre bande. Lanciando molotov contro il distretto di polizia, magari: “Quando le vedevo attraversare il muro e sentivo le piccole esplosioni seguite dalle grida degli sbirri e dai primi segni di fumo nero che come fantastici draghi si alzavano in aria, mi veniva da piangere tanto ero felice”. La scuola della strada voleva che presto dal coltello si passasse alla pistola. “Eravamo abituati a parlare di galera come altri ragazzini parlano del servizio militare o di cosa faranno da grandi”. Ma l’apprendistato del male e del bene, per la comunità siberiana, è complesso, perché si tratta d’imparare a essere un ossimoro, cioè un “criminale onesto”. Con uno stile intenso ed espressivo, anche in virtù di una buona ma non perfetta padronanza dell’italiano, a tratti spiazzante, con una sua dimensione etica, oppure decisamente comico, Nicolai Lilin racconta un mondo incredibile, tragico, dove la ferocia e l’altruismo convivono con naturalezza.

Nicolai Lilin

Premetto che era da qualche anno (la prima uscita è del 2009) che ne sentivo parlare e mi aveva sempre incuriosita… poi finalmente mi sono decisa grazie a una lettura condivisa e all’uscita del film. Ero sicura si trattasse di un romanzo, ma prendendolo in mano, lo stile di scrittura e anche la retrocopertina lo spacciano come una sorta di autobiografia. E qui inizia l’inganno, le aspettative e la prima successiva delusione dopo le varie ricerche su internet che mi sono messa a fare. A quanto sembra, gran parte del libro è falso, non solo nel fatto che Lilin non ha mai vissuto ciò che racconta, ma anche nell’ambientazione storica.  Ecco, dopo aver scoperto questo ero già a buona metà del libro… e chiaramente l’idea di essere cascata in un’operazione commerciale mi ha fatto inevitabilmente scadere sia Lilin, sia il libro.

Messa da parte questa scoperta, ho provato a tornare a guardare a Educazione siberiana solo come a un romanzo. Quello che ne è uscito, però, non è molto positivo. Se si trattava di una storia vera, si sarebbe potuto sorvolare bene sullo stile molto semplice, confuso e ripetitivo dell’autore. Tutta la narrazione sembra una trascrizione di un racconto orale, fatto tra amici, dove Lilin salta di palo in frasca ogni volta che gli pare e quella che dovrebbe essere la trama centrale subisce continue digressioni. A lungo andare stanca. Peccato perché la prima metà è interessante… poi nell’ultima, la caccia ai colpevoli diventa infinita e i fatti si continuano a ripetere in modo uguale: sempre le “solite” risse, incontri e quant’altro, tanto da venire a noia. Non è nemmeno risultato così duro come mi aspettavo, anzi. All’inizio mi sono detta che era troppo buonista. Questi criminali onesti gli dipinge quasi come dei santi, come se fossero davvero migliori con le loro leggi, la loro protezione ai “voluti da Dio” e ai più deboli, il rispetto per gli anziani… in realtà delle loro atrocità racconta ben poco. In questo sono rimasta un po’ spiazzata, pensavo ci fosse più cattiveria, crudeltà, invece no. Nonno Kuzja da un senso di rassicurazione, con la sua saggezza criminale sembra avere sempre una risposta a tutto. Poi è vero, ci sono coltelli, pistole e morte, ma solo se strettamente necessario. Lilin riesce a farli passare quasi come gente normale ;D

Kolima e Nonno Kuzja (interpretato da John Malkovich)

Passando al film, Salvatores ha modificato praticamente tutto l’intreccio, cercando di creare qualcosa di lineare e guardabile. A discapito però dei temi più interessanti affrontati da Lilin: la storia dei tatuaggi (essendo poi anche lui diventato tatuatore i disegni sono suoi, questo penso sia vero :D ) e la parte più dura, il soggiorno nel carcere minorile. Si concentra, infatti, sull’ultima parte, la più noiosa e monotona del libro. Non mi ha convinta: ha tirato fuori dal libro qualche citazione chiave di nonno Kuzja, ha creato una storia d’amore impossibile e un’amicizia divenuta poi nemesi e ha tralasciato tutto il resto. Insomma, ha banalizzato il tutto e sinceramente lo estrapola anche un po’ dalla sua cultura. È in Transnistria, ma potrebbe essere anche altrove. Che senso ha così?

Uno dei tatuaggi

Leggerlo o non leggerlo? Non lo so… alla fine penso non lo rileggerei o perlomeno se volete farlo, fatevelo prestare o prendetelo in biblioteca. E abbiate da subito la consapevolezza che non è un’autobiografia. Il film di Salvatores? Si lascia guardare, ma non propone nulla di particolare… Do una sufficienza a entrambi, qualcosa in più per il libro.

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2 pensieri su “Educazione siberiana

  1. Non ero al corrente di tutte queste informazioni di cui ci hai messo gentilmente a conoscenza.
    Il film non mi attirava, forse di più il libro.
    Ma non penso lo comprerò.
    Baci e ti aspetto da me nel mio ultimo post.
    Un bacio
    Luna

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