Migliori libri per trentenni – Schiavo d’amore di Maugham

Trama: Il libro narra la storia di Philip, un ragazzo nato con un piede equino e rimasto orfano da piccolo. Dopo la morte dei genitori viene 5563d33e1328cfa933c64a46e7c007f3_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyaffidato agli zii che si occuperanno di lui. Fondamentalmente è un romanzo di formazione. Durante il libro si fa un viaggio insieme a Philip dai suoi primi anni di vita fino circa alla maturità dei 30 anni, attraversando le difficoltà del periodo della scuola, alle prime passioni e i primi amori, fino alla ricerca di una stabilità e soddisfazione personale.

È il secondo libro più celebre di Maugham ed è ritenuto un romanzo autobiografico, in quanto molte caratteristiche di Philip e della sua vita sono state vissute in prima persona anche dall’autore.

Il libro ha ben 619 pagine e costa 15 Euro (questa versione, almeno).

 

 

Le mie impressioni: Cosa ne penso, cosa mi è rimasto?

Quando ho comprato “Schiavo d’amore” e ho deciso di leggerlo, pensavo fosse un libro di formazione sì, ma incentrato soprattutto sull’ambito “relazionale”, se così si può dire. Nel senso che mi aspettavo che a un certo punto della sua vita, Philip avrebbe incontrato una donna, magari più matura di lui, che lo avrebbe letteralmente fatto suo schiavo e che questo avrebbe avuto su di lui un impatto importante dal punto di vista della comprensione di sé e della sua crescita personale. Se qualcuno di voi ha anche questo dubbio o questa aspettativa, voglio assolutamente avvisarvi che non sarà ciò che trovate! Non almeno in senso stretto.

Philip, infatti, viene catturato da una passione per lui inspiegabile, ma totalmente travolgente che lo porterà a fare delle cose che altrimenti non avrebbe fatto, a umiliarsi, a essere totalmente cieco, ma non si tratta neanche lontanamente del sesso, a cui l’autore fa cenno, ma non ne parla mai direttamente né descrive alcuna scena.

Premesso questo, il libro mi è piaciuto. È molto lungo e va assaporato piano, altrimenti rischia di stancare un po’. Ci vuole del tempo per assimilare il contenuto delle riflessioni sul senso della vita, sulla ricerca di un disegno da dare al proprio cammino, la religione, ma anche i vari percorsi intrapresi da Philip e la fatica ad arrivare a capire cosa veramente desiderava nella sua vita. Diversi passaggi mi hanno coinvolto e molte volte mi sono rivista nelle sue situazioni, nei suoi dubbi, nei suoi pensieri.

Per quanto riguarda le passioni e l’idea di amore, mi ha ricordato “I dolori del giovane Werther” di Goethe. Philip ha una visione dell’amore molto simile, vedendo l’amore solo come qualcosa di incontrollabile, che fa uscire fuori di testa, che da irriquietezza e grande angoscia, e ha una reazione quasi di stupore quando scopre che per altre persone può manifestarsi in modo più pacato, sottile, silenzioso, ma che comunque ha il suo valore.

È un libro da leggere se si ha voglia di riflettere sulla vita, sulla propria, su quella degli altri o sulla vita in generale. Può darsi che si possa trovare qualche spunto, che possa aiutare a sbloccarsi da una situazione di indecisione o magari a capire meglio che cosa si desidera veramente, probabilmente qualcosa di molto più semplice di quello che si potrebbe pensare.

Una pecca: Il finale è molto frettoloso. Maugham dedica tanto spazio alla vita di Philip per poi lasciare un po’ di amaro in bocca per quel finale che sembra quasi buttato là. Peccato. Ma l’immaginazione in questi casi aiuta…

Se l’avete letto anche voi, lasciate un vostro commento 🙂

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