La tredicesima storia – Diane Setterfield

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Descrizione: Margaret Lea è una giovane libraia antiquaria che negli anni trascorsi con il padre tra pagine immortali e volumi sepolti dall’oblio, ha coltivato una quieta passione per le biografie letterarie in cui di tanto in tanto si cimenta. La sua prevedibile esistenza viene sconvolta il giorno in cui Vida Winter, sfuggente e carismatica scrittrice alla fine dei suoi giorni, la incarica di scrivere la sua biografia ufficiale. Margaret parte alla volta dell’isolata magione dell’anziana autrice, nelle campagne dello Yorkshire, e rimane immediatamente stregata dalle vicende della singolare famiglia Angelfield e dalla sorte di un misterioso racconto che Vida Winter non ha mai voluto pubblicare… “La tredicesima storia” dipana così davanti agli occhi del lettore non solo il tempestoso trascorrere di esistenze avvolte dal segreto, ma anche la complessa, intensissima amicizia tra due donne di differenti generazioni che, dietro la magica finzione del narrare, troveranno l’una nell’altra verità su se stesse a cui mai sarebbero potute arrivare da sole.

Il libro è uscito già diversi anni fa… Da un lato ne avevo sentito parlare molto bene, dall’altra alcuni ne erano invece rimasti delusi. Fatto sta che ce l’avevo da parecchio in libreria e finalmente mi sono decisa a leggerlo. Ho impiegato quasi un mese tra le sue pagine, sindrome di un coinvolgimento non troppo grande… Nonostante ciò alla fine ho trovato la storia di Vida Winter (molto di più rispetto a quella di Margaret) e il suo personaggio, interessante.
Parla molto dei libri, della lettura, specialmente dei grandi classici come Jane Eyre, Cime tempestose, La donna in bianco e molti altri ancora, infatti anche questo romanzo ha qualcosa di gotico e misterioso. Chi ha amato questi libri, apprezzerà senz’altro tutti i richiami fatti dall’autrice. Tuttavia, la storia talvolta risulta un po’ forzata e non è riuscita ad entusiasmarmi pienamente. Per quanto mi riguarda, è mancato quel qualcosa in più che gli sarebbe servito per distinguersi da altri romanzi con storie simili… Però avrei sicuramente trovato intrigante uno dei libri di Vida Winter, le dodici favole rivisitate in maniera crudele, ma anche più reale e l’ultima mancante, la tredicesima, mi è parsa davvero triste…

Diciamo che, in conclusione, non mi è dispiaciuto, ma non credo sia nemmeno un libro di grande spicco… Da leggere nelle serate invernali.

Addio alle armi – Ernest Hemingway

Ieri sera ho terminato di leggere Addio alle armi… Non l’avevo mai letto prima, un po’ perché personalmente non conosco molti amanti di Hemingway che mi potessero decantare le sue doti, un po’ perché la guerra non è il tema che più mi attira, un po’ perché avevo sempre altri libri più attraenti sul comodino da leggere. Ma dopo aver visto Il lato positivo (che tra l’altro consiglio e a me è piaciuto molto 🙂 ed è tratto da un libro che invece non ho letto) mi sono detta, basta è ora! E così l’ho preso in mano…

Sinossi (con qualche spoiler): Composto febbrilmente tra il 1928 e il 1929, “Addio alle armi” è la storia di amore e guerra che Hemingway aveva sempre meditato di scrivere ispirandosi alle sue esperienze del 1918 sul fronte italiano, e in particolare alla ferita riportata a Fossalta e alla passione per l’infermiera Agnes von Kurowsky. I temi della guerra, dell’amore e della morte, che per diversi aspetti sono alla base di tutta l’opera di Hemingway, trovano in questo romanzo uno spazio e un’articolazione particolari. È la vicenda stessa a stimolare emozioni e sentimenti collegati agli incanti, ma anche alle estreme precarietà dell’esistenza, alla rivolta contro la violenza e il sangue ingiustamente versato. La diserzione del giovane ufficiale americano durante la ritirata di Caporetto si rivela, col ricongiungimento tra il protagonista e la donna della quale è innamorato, una decisa condanna di quanto di inumano appartiene alla guerra. Ma anche l’amore, in questa vicenda segnata da una tragica sconfitta della felicità, rimane un’aspirazione che l’uomo insegue disperatamente, prigioniero di forze misteriose contro le quali sembra inutile lottare.

Finito il libro non mi è venuto da buttarlo pazzamente fuori dalla finestra per il finale… perché il finale non può sempre essere a lieto fine, come piace tanto agli americani. La vita non è quasi mai così, per quanto ottimisti si possa essere. E posso capire, che visto che la vita già ci porta i suoi casini, forse almeno in un libro o in un film si può preferire il “e vissero tutti felici e contenti”, ma la realtà comunque non resta quella. Quindi sì, amo i pessimisti e il loro pensiero negativo e non mi importa della legge dell’attrazione o di altre teorie simili. Conoscendo le crudeltà della vita, si impara ad essere forti e ad affrontare qualsiasi situazione… Il libro poi non è così pessimista, alla fine insegna anche che bisogna cogliere l’attimo e godere ogni momento che si può con chi si ama senza averne paura… È vero, non è un romanzo caldo, emotivo. Hemingway è sintetico, realista, non c’è spazio per grandi sentimentalismi, nonostante la storia d’amore. Eppure è una storia che mi ha presa e ho letto con grande facilità. C’è la narrazione storica della Prima Guerra Mondiale, della sua personale esperienza in Italia, c’è l’amore tra Henry e l’infermiera Barkley, c’è l’amicizia e non c’è un lieto fine. Forse davvero non adatto a chi ha bisogno di una botta di positività… perché qui non solo si dice Addio alle armi, ma anche addio… all’ottimismo! 😀 E per quanto mi riguarda, va bene così… Ma per chi non fosse soddisfatto, posso dire che guardando il lato positivo, può far anche pensare a quanto si è fortunati ad avere ciò che si ha 😉 E comunque una soluzione Hemingway la offre in quasi ogni pagina per ritrovare l’allegria e la spensieratezza… la birra, il vino, Martini, un bel grappino e ogni sorta di alcool! Insomma, un vero alcoolista… e si nota anche tra le pagine dei suoi libri! Eh, sì, forse vale lo stesso la pena essere ottimisti… 🙂

E a voi, che impressione ha fatto? Come a Pat o altro?

 

Il Mago di Oz

Trama: Travolta da un ciclone, la piccola Dorothy viene catapultata in un mondo strano e sconosciuto popolato da Streghe buone e Streghe cattive. Se vuole tornare a casa, deve seguire un sentiero che la condurrà al misterioso regno del grande e terribile Mago di Oz; durante il cammino affronta avventure e avversità, ma incontra anche nuovi amici, come lo Spaventapasseri, il Taglialegna di Latta e il Leone Codardo. Quando giunge con i suoi nuovi compagni nella meravigliosa Città di Smeraldo e si ritrova al cospetto del potentissimo Mago, Dorothy gli chiede di tornare a casa, lo Spaventapasseri un cervello, il Taglialegna un cuore e il Leone il coraggio. Ma qual è il vero potere del Mago di Oz?

Quest’anno partecipo sul Mondo alla sfida dei libri al cinema. Il mago di Oz è il primo a cui mi sono dedicata. Ricordavo poco del film… È sicuramente una storia semplice (come giusto che sia, dato che è pensata per bambini e ragazzi), ma ho letto l’avventura di Dorothy e dei suoi strani amici volentieri… è molto carino il libro, anche se sono arrivata alla fine e mi sono detta: E le scarpette rosse? Nooo, in realtà erano d’argento!! Ogni personaggio è alla ricerca di qualcosa che pensa gli cambierà totalmente la vita, per poi scoprire che in realtà, se si vuole qualcosa, basta crederci davvero e lo si otterrà. Ne sono state fatte tante interpretazioni. Personalmente l’ho letta così: credi in te stesso e potrai essere chi vorrai. Tutti i personaggi ricercano la propria felicità in un qualcosa di esterno, quando in realtà il potenziale per esserlo è in sé stessi.

Riguardando il film, ho pensato subito fosse stato un errore, non mi sembrava più magico come quando l’avevo guardato da piccola… Ormai gli effetti speciali erano quel che erano… rivederlo ora mi è sembrato un po’ trash e a dire il vero l’hanno cambiato abbastanza dal libro, e non in meglio. Ho preso questa edizione perché ci sono anche le illustrazioni originali che hanno integrato ottimamente la lettura! ^_^ E il libro mi ha creato delle immagini nella mente decisamente più belle e piacevoli di quelle del film…

Ma non è finita qui! Una volta terminato il film ho capito che io ne ricordavo un altro  pensando fosse il mago di Oz! Che delusione! In conclusione: libro promosso, film no… e continuo a chiedermi da che film provengono le immagini che avevo in mente… mumble, mumble… Comunque sarebbe bello se lo rifacessero. Tra poco uscirà, invece, Il Grande e Potente Oz, un film sulle origini del mago… penso lo guarderò 🙂 Ecco il trailer:

Jane Eyre di Cary Fukunaga (2011)

Molti di voi conosceranno Jane Eyre, il romanzo di Charlotte Brontë. Quest’anno è uscito una nuova trasposizione cinematografica ed ero proprio curiosa di vederla. Oltre a questo ho visto solo il film di Zeffirelli, mi manca invece la mini serie per la tv della BBC che dicono sia molto bella. A quanto pare ce ne sono molti altri… ma beh, mica devo vederli tutti 😉

La versione di Zeffirelli non mi era dispiaciuta, anche se ha tagliato una gran parte del libro… questo di Fukunaga, infatti, è sicuramente più fedele (a parte l’ambientazione sul finale, proprio diversa, peccato!) perché narra tutta (o quasi) la storia della Brontë.

All’inizio il film non mi convinceva… sarà che inizia dalla metà per poi fare una serie di flashbacks che nel romanzo in realtà non avvengono e sono quasi poco riusciti anche qui… Poi però, alla fine, mi è piaciuto. I due attori protagonisti stanno bene nella parte e insieme. Mi ha un po’ stupita, invece, tutta questa storia del gotico, horror. Il regista sembra aver voluto rifare il film, per dargli un’impronta più oscura, come è presente anche nel libro, ma a mio parere in ciò non ha avuto un gran successo. Ho trovato quasi più gotico quello di Zeffirelli! Mah…

Comunque lo promuovo, non è male.