Padrona e amante – Anita Nair

Trama: In una stazione climatica, un incantevole resort lungo le sponde del fiume Nila, l’anziano e famoso danzatore Koman racconta a Christopher Stewart, che sta scrivendo un saggio su lui, la sua storia, come abbia dedicato l’intera vita alla danza, sua vera signora e padrona. In quella atmosfera incantata il destino ha però approntato un evento imprevisto e tra Chris e Radha, la giovane nipote di Koman, nasce improvvisa e inesorabile la passione.

All’inizio mi sembrava promettere molto bene… lo stile dell’autrice è davvero impeccabile e mi piace sempre la scelta di dar voce durante la storia a tutti i protagonisti. La storia – specialmente quella di Sethu e Saadiya, i genitori di Koman –  all’inizio aveva un qualcosa di magico, poi pian piano la sensazione è scemata e in mano mi è sembrato sia rimasto solo un pugno di mosche o poco più. Il libro mi è sembrato mi facesse lo stesso effetto che fa l’India agli occidentali dopo un po’. All’inizio sembra tutto magico, esotico, speciale. Poi si cominciano a vedere tutti i difetti presenti nel paese e c’è il disincanto. Ci sarebbe anche una terza fase che però a me con il romanzo non è accaduta: alla fine, quando si torna a casa, le cose negative si dimenticano presto e a tutti si racconta quanto sia stato stupendo ed edificante il viaggio in India. Beh, sicuramente non per tutti va così, ma credo che a volte accada davvero. Ad ogni modo da come è partito mi aspettavo qualcosa in più. Padrona e amante è un libro diverso da tutti quelli che ho letto sull’India, perché si concentra in particolar modo sull’arte del kathakali: uno stile di danza tipico del sud dell’India (Kerala), in cui vengono rappresentate le diverse storie narrate nel primo poema epico indiano e in altri testi che hanno a che fare con la filosofia, la religione e la spiritualità dell’India. Storie, leggende, gesta di dèi e di eroi, miti si intrecciano a formare queste danze e le fondamenta della spiritualità indiana. Nel kathakali vengono rappresentate le 9 espressioni basilari dell’essere umano – amore, scherno, dolore, ira, coraggio, paura, disgusto, meraviglia e pace – che sono anche le emozioni che accompagnano tutto il romanzo e che, di volta in volta, caratterizzano la vita dei protagonisti. Da questo punto di vista l’ho trovato molto interessante, perché mi ha fatto conoscere una parte dell’India di cui non avevo ancora letto nulla. Intorno a questa particolare danza, che fa da padrona e amante nella vita di Koman, viene anche raccontato il triangolo amoroso fra Radha, Shyam e l’occidentale Chris. 

Pag. 527

Editore: Neri pozza, 2006

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Digiunare, divorare – Anita Desai

Anita Desai Questo libro della scrittrice indiana Anita Desai mette a confronto due realtà di vita: quella indiana e quella americana.

Nella prima parte si incontra la famiglia indiana, formati da mammapapà (visti dai figli quasi come un’unica persona, dato che sono sempre d’accordo su tutto, o meglio uno si adegua sempre alla decisione dell’altro), e dai figli Arun e Uma, lei protagonista della prima parte del romanzo. Uma non è bella, è impacciata nelle faccende domestiche e i genitori non riescono a trovare nessun uomo che la voglia davvero sposare, senza inganni. È però una ragazza sensibile e buona. Non riuscendo a sposarsi è costretta a rimanere a  vivere a casa dei genitori, dove si sentirà soffocare sempre più e vivrà quasi come fosse loro prigioniera. Eppure non riesce a ribellarsi o a cercare lavoro per diventare indipendente. Perché in fondo vuole anche bene ai suoi genitori. 

Dall’altra parte del mondo è stato spedito Arun, unico figlio maschio e fratello di Uma. Arun non ha potuto scegliere nulla della sua vita, il padre aveva già deciso per lui che doveva studiare, andare all’estero, ecc. Per l’estate i genitori, tramite conoscenze, gli trovano una camera presso la famiglia Patton. La famiglia Patton sembra all’apparenza una famiglia normale, ma in realtà ci sono parecchi problemi anche in essa. Non c’è più unità, non si mangia più assieme e facilmente si cade in quell’anonimato dove nessuno si accorge di nulla anche se si è sotto gli occhi di tutti. Questa seconda parte non mi è piaciuta molto perché l’ho trovata un po’ superficiale. Sembra che nella famgilia Patton ci siano solo persone cieche e anche un po’ stupide. Inoltre nelle descrizioni mi è parsa un po’ esagerata e stereotipata certe volte. Questo può darsi che venga dal fatto che l’autrice pur avendo vissuto all’estero è nata e cresciuta in India e quindi la prima parte ha saputo descriverla e raccontarla meglio.

In sintesi il libro mette a confronto due tipi di famiglia, quella indiana e quella americana. Parla dei conflitti famigliari che ci possono essere, delle realtà delle diverse società e anche di come da una parte ci si butti sul cibo e si divori per compensare il proprio malessere, dall’altra invece non si è abituati a quella quantità industriale di beni a disposizione e si opta piuttosto per il digiuno.