Letture di maggio

Devo dire che questo mese non ho fatto molte letture entusiasmanti… ma anche il mio stato d’animo non è dei migliori, sono molto stressata a causa degli esami e in più mi sono successe un sacco di cose, in questo mese diventato infernale. Non vedo l’ora delle vacanze (ed ad esse manca per fortuna solo una settimana e mezzo circa) e di moooolto relax e qualche buona lettura per l’estate. Speriamo bene. Intanto vi faccio qualche commentino sulle letture di questo mese.

Come prima lettura c’è Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio di Lewis Carroll. È questo il libro che ha vinto il sondaggio nel mio amato forum di libridinosi e quindi lo abbiamo letto nel gruppo di lettura. Ero curiosa di leggerlo, per vedere se davvero meritava tutte queste lodi… e poi anche sulla scia dell’uscita del film di Tim Burton la voglia era aumentata… 😛 Ragazzi, che delusione! Alice è una bambina non granché simpatica e il libro in sé non è davvero nulla di speciale. Ciò che trasmette è il nulla. A volte si sorride un po’, ma niente di più. Certo è un classico, ma non capisco il suo grande successo. E a quanto parte la maggior parte di libridinosi concorda con questo giudizio. Il libro non è piaciuto. Meglio il film (probabilmente, dato che non l’ho ancora visto :roll:).

Il secondo che ho letto è Glennkill di Leonie Swann. Un giallo tedesco, un po’ particolare… Particolare perché le protagoniste sono delle carinissime pecorelle. Grande successo editoriale in germania e in diversi paesi, penso soprattutto per la sua originalità. In realtà non è nulla di eccezionale, ma è comunque un libro carino e divertente. Per chi ha voglia di qualcosa di diverso.

Dopo Glennkill ho letto Agnes Browne ragazza di Brendan O’Carroll. Sono consapevole che non è il primo della serie, anche se alla fine in realtà lo è. Per questo ho deciso di iniziare da questo libro e non da Agnes Browne mamma. Sempre su libridine hanno molto lodato questo libro, tant’è che ho deciso di provare a leggerlo, perché avevo bisogno di qualcosa di leggero e divertente. Mi è piaciuto moltissimo! 🙂 Sicuramente è la lettura del mese. Non solo è divertente e le protagoniste sono simpaticissime (sia Agnes, sia Marion, l’amica del cuore), ma è anche commovente e porta a riflettere. Oltre al fatto che fa conoscere anche un po’ la realtà irlandese di fine ottocento – inizio novecento. Un mix perfetto. L’ho amato molto e continuerò sicuramente con la serie.

Per la terza manche della sfida delle squadriglie ho letto, invece, Moll Flanders di Daniel Defoe. Era da un po’ che desideravo leggerlo, ma anche qui è stata una mezza delusione. Il libro si lascia leggere, ma a parte l’inizio e la fine, nel mezzo c’è ben poco di entusiasmante e coinvolgente. Troppo ripetitivo e alla lunga noiosetto. I temi trattati però, sono generalmente interessanti.

Ricordi dal sottosuolo di Fëdor Dostoevskij è l’ultimo libro letto di questo mese. Ci ho messo un sacco pur essendo corto… Non so, non mi ha convinta. All’inizio mi era sembrato interessante, ma poi mi ha lasciata abbastanza indifferente. Anche se riconosco la bravura di Dostoevskij, ho apprezzato di più Delitto e Castigo.

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Letture di marzo

Siccome ultimamente non ho molta voglia di scrivere grandi recensioni sui libri, ho deciso comunque di fare un piccolo commento su ognuno di loro… ormai è un periodo un po’ così…

Per la prima manche della sfida delle squadriglie ho letto Gente di Dublino di James Joyce. Prima opera che leggo di questo autore irlandese, mi è piaciuta molto. Solitamente non amo molto i racconti, ma devo dire che invece Joyce ha uno stile molto scorrevole. Racconta tanti spezzoni di vita dublinese che messi assieme formano una critica da parte dell’autore alla società irlandese e alla sua povertà spirituale. È consigliata la lettura dell’interpretazione di questi racconti, per comprendere meglio ciò che Joyce voleva comunicare attraverso questi racconti e per poterli apprezzare appieno.  Il mio voto personale è 9/10. Sulla vita di Joyce hanno fatto anche un film: Nora, con Ewan McGregor. Consigliato a tutti coloro a cui piace o che sono interessati a capire meglio questo autore.

Lasciami entrare di John A. Lindqvist è il primo libro letto di quest’anno per il Gruppo di lettura che seguo sul forum Libridine. Dal libro è stato tratto un film di produzione svedese con lo stesso titolo, che ha vinto anche dei premi. Il libro/film è classificato come horror, dato che c’è come protagonista Eli, un vampiro. Se siete degli anti-twilighter magari potrebbe piacervi questo. A me non è piaciuto per nulla, ma in genere non amo questo tipo di libri. A mio avviso è scritto in modo molto freddo ed eccessivamente cupo. Inoltre non mi sono piaciuti per nulla i personaggi principali e mi è parso che l’autore, con tutti i temi che affronta, abbia voluto un po’ strafare. Meglio pochi temi, ma buoni, che molti, affrontati solo in modo un po’ superficiale. Non so, a me non ha detto nulla, pur avendo delle buone critiche.   

In questo mese ho anche letto il famoso e classico Die Leiden des jungen Werther di Johann Wolfgang Goethe. Sì, l’ho letto proprio in lingua originale e devo dire anche con un po’ di fatica. Però alla fine ne è valsa la pena perché Goethe ha una profondità nel descrivere i sentimenti, che non è da tutti. Non per niente è diventato un classico 😉

Lettera al padre e La condanna di Franz Kafka è un altro classico moderno letto questo mese. Kafka l’ho conosciuto per la prima volta sui banchi di scuola. La nostra prof di tedesco ci diede “Die Verwandlung” – ovvero la metamorfosi – da leggere. All’inizio ci è sembrato a tutti davvero ostico – e lo era – infatti è scritto in un tedesco molto difficile. Tant’è vero che dovetti leggerlo anche in italiano per capirci qualcosa. Poi ho deciso di portarlo alla maturità e leggendo il significato simbolico che Kafka dava a questo racconto ho cominciato a capirlo e ad apprezzarlo molto. Il suo conflitto con il padre è una delle più grandi cose che l’ha influenzato e, quindi, è credo sia un dovere leggere “Lettera al padre” per arrivare a comprendere le sue opere in modo completo.

Su Il lupo della steppa di Hermann Hesse vi lascio solo qualche citazione. Le prime due parti sono molto interessanti, l’ultima, invece, mi è piaciuta meno.

Queste memorie, non importa quanto o quanto poco vi possa essere di vero e reale, sono un tentativo di vincere la malattia dell’epoca non aggirandola o mascherandola, bensì facendo di essa argomento di descrizione. Esse sono, alla lettera, un viaggio attraverso l’inferno, un viaggio ora angoscioso ora coraggioso attraverso il caos d’un mondo psichico ottenebrato, un viaggio intrapreso con la volontà di attraversare l’inferno, di tener testa al caos di soffrire il male sino in fondo.

Ora, ci sono tempi nei quali un’intera generazione viene a trovarsi fra due epoche, fra due stili di vita in modo da perdere ogni naturalezza e costume e riparo e innocenza. S’intende che non tutti la sentono ugualmente. Una natura come quella di Nietzsche ha dovuto soffrire in anticipo la miseria di oggi, in anticipo di una generazione: ciò che egli dovette assaporare solitario e incompreso, oggi lo soffrono migliaia di uomini.

La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.

Benché la necessità di diventare uomo gli sia più palese che ai borghesi, chiude gli occhi e non vuol rendersi conto che quel disperato attaccamento all’io, quel disperato rifiuto di morire è la via più sicura per arrivare alla morte eterna, mentre il saper morire, il saper spogliarsi e abbandonare l’io alle metamorfosi conduce all’immortalità.

Nemmeno il suicidio ti servirà seriamente, povero lupo della steppa, percorrerai la via più lunga, più difficile, più faticosa del divenir uomo, dovrai moltiplicare ancora più volte la tua duplicità, complicare ancora più la tua natura complicata. Invece di restringere il tuo mondo, di semplificare la tua anima, dovrai accogliere più mondo e infine il mondo intero nella tua anima dolorosamente ampliata per poter giungere forse un giorno alla fine, al riposo. Questa via fu percorsa dal Buddha, da ogni uomo grande, da questo consapevolmente, dall’altro inconsciamente, secondo che gli riusciva l’ardita impresa. Ogni nascita è separazione dal tutto, è limitazione, distacco da Dio, nuovo doloroso divenire. Il ritorno al tutto, l’annullamento della dolorosa individuazione, il divenire Dio significa aver allargato talmente la propria anima da poter riabbracciare l’universo.

Il ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde

portrait_dorian_grayDorian Gray è un ragazzo bellissimo, biondo e occhi azzurri, con un innocenza intatta che traspare dal suo viso fresco e genuino. Il pittore Basil Hallward catturato dalla sua presenza decide di fargli un ritratto che sarà la sua opera più bella mai riuscita. Un giorno Dorian a casa di Hallward incontra Lord Henry Wotton che comincerà ad imprimergli nella mente le sue idee poco morali… in quel discorso Wotton sottolinea l’importanza della bellezza e Gray desidera di poterla mantenere per sempre. Proprio in quel momento, involontariamente, viene compiuto come un “patto con il demonio”. Dorian vedrà così assumere al ritratto tutti i segni della vecchiaia e della depravazione, dei sensi di colpa, dei peccati in cui si getterà a capofitto fino a toccare il fondo, mentre il suo viso rimarrà sempre giovane e pulito.

Non voglio aggiungere di più della trama, anche se andando su tutti i siti di vendita di libri online si possono trovare tutti i dettagli più importanti della storia. Nonostante la storia sia famosa e tutti la conoscano a grandi linee, trovo poco rispettoso questo loro modo di fare, ma ormai con i classici è così. Personalmente conoscevo solo bene la parte della trasformazione del ritratto e la fine, il resto no. Devo dire che come storia non mi è dispiaciuta, però i personaggi – Dorian e Wotton – non mi sono piaciuti per niente e forse mi aspettavo qualcosa in più dal tutto. Davvero sciocco e debole il primo e dal pensiero troppo cinico e edonista il secondo. Inoltre leggendolo in lingua straniera mi è pesato un po’ a volte… e questo può aver influito negativamente sul giudizio finale. Ad ogni modo credo sia un libro da leggere e da conoscere. Io ho deciso di farlo solo ora, perché tra un po’ uscira il film ed ero curiosa di vederlo… ma quando i film sono tratti dai libri, amo prima leggerli e poi al limite guardare il film. 

Ecco il trailer del film con Colin Firth nei panni di Lord Henry Wotton e Ben Barnes in quelli di Dorian Gray… ho già notato alcune differenze, ma comunque mi ispira…

Il bambino con il pigiama a righe – John Boyne

libro_2_pigiamaTrama: Il libro racconta del lager di Auschwitz visto e raccontato dal punto di vista di Bruno, un bambino molto ingenuo, che non capisce dove si trova e cosa sta succedendo. Un giorno stringe amicizia con Schmuel, un bambino che indossa sempre un pigiama a righe e che sta al di là del recinto…

La storia è sicuramente raccontata in modo molto semplice e delicata, anche perché viene raccontata da Bruno, un bambino di 9 anni. Non per questo però non porta a riflettere il lettore. Ideale per giovani ragazzi che per la prima volta affrontano il tema della seconda guerra mondiale e del nazismo, può essere comunque interessante anche per gli adulti, che a volte dimenticano le cose più semplici e pure della vita. Il fatto che la storia sia raccontata da un bambino, infatti, fa riflettere l’adulto, perché ricorda come da bambini i pregiudizi e molte altre barriere ancora non ci siano, ma esse vengono costruite più in là attraverso la società. Bruno non capisce perché un giorno deve andare via di casa, non capisce il lavoro che svolge suo padre, non capisce dov’è che va abitare e non capisce chi siano quelle persone con il pigiama a righe e perché siano dall’altra parte di un recinto. Poi conosce Schmuel, un bambino al di là della recinto e comincia a fare amicizia con lui. Bruno vorrebbe poter giocare con Schmuel, ma non gli è permesso e allora passano il tempo parlando e raccontandosi a vicenda le storie della loro famiglia.
Ammetto che Bruno a volte mi ha un po’ infastidito per la sua eccessiva ingenuità (a volte quasi inverosimile) e per il suo egoismo, ma crescendo in un ambiente e in una famiglia nazionalsocialista credo che sia inevitabile assimilare certi comportamenti.
Devo dire che emotivamente non mi ha preso molto, sebbene ci siano risvolti drammatici, molto probabilmente per il modo in cui viene narrato. Proprio per questo lo credo anche adatto per le scuole o per dei genitori che vogliono far conoscere questa realtà ai loro figli. Ad ogni modo lo consiglio proprio per la particolare prospettiva da cui viene narrata la storia.