La principessa di ghiaccio – Camilla Läckberg

Da poco è uscito in Italia il terzo episodio con la protagonista Erika Falck e con Patrick Hedström, intitolato Lo scalpellino. Questa autrice oltre a molte lodi, ha ricevuto anche tante critiche. A mio parere quest’ultime nascono dai paragoni forzati che i giornalisti, i critichi o le case editrici sentono sempre di dover fare. La nuova Agatha Christie, ma perché? Qui non abbiamo nessuna nuova Agatha Christie, abbiamo Camilla Läckberg. Forse per lo stile potrebbe ricordare qualcuno, tipo Stieg Larsson, solo un po’ meno dispersiva e più rosa. Sarà una buona mossa di marketing per vendere subito molto e arrivare al successo, ma molti ne rimarranno anche irrimediabilmente delusi.

Nonostante ciò, ormai conosco abbastanza bene il mondo dei gialli scandinavi e so che leggendoli non si trova solo il tipico giallo, ma si trovano soprattutto i protagonisti con le loro storie. Per cui, se non vi piace l’aspetto psicologico di una vicenda, se non vi interessa la vita dei protagonisti, ma solo il giallo e la sua risoluzione, lasciate perdere!!

Personalmente amo questo tipo di gialli. Erika Falck mi è piaciuta da subito e ho letto molto volentieri la sua storia e la sua conoscenza con Patrick, un poliziotto, che rimarrà suo partner fisso investigativo (oltre che nella vita privata). Leggerò sicuramente i libri successivi che usciranno. A quanto pare la Läckberg ne ha già scritti molti che devono ancora essere tradotti. A me, però, attendono prima ancora Il predicatore e il sopracitato Lo scalpellino.

Letture di marzo

Siccome ultimamente non ho molta voglia di scrivere grandi recensioni sui libri, ho deciso comunque di fare un piccolo commento su ognuno di loro… ormai è un periodo un po’ così…

Per la prima manche della sfida delle squadriglie ho letto Gente di Dublino di James Joyce. Prima opera che leggo di questo autore irlandese, mi è piaciuta molto. Solitamente non amo molto i racconti, ma devo dire che invece Joyce ha uno stile molto scorrevole. Racconta tanti spezzoni di vita dublinese che messi assieme formano una critica da parte dell’autore alla società irlandese e alla sua povertà spirituale. È consigliata la lettura dell’interpretazione di questi racconti, per comprendere meglio ciò che Joyce voleva comunicare attraverso questi racconti e per poterli apprezzare appieno.  Il mio voto personale è 9/10. Sulla vita di Joyce hanno fatto anche un film: Nora, con Ewan McGregor. Consigliato a tutti coloro a cui piace o che sono interessati a capire meglio questo autore.

Lasciami entrare di John A. Lindqvist è il primo libro letto di quest’anno per il Gruppo di lettura che seguo sul forum Libridine. Dal libro è stato tratto un film di produzione svedese con lo stesso titolo, che ha vinto anche dei premi. Il libro/film è classificato come horror, dato che c’è come protagonista Eli, un vampiro. Se siete degli anti-twilighter magari potrebbe piacervi questo. A me non è piaciuto per nulla, ma in genere non amo questo tipo di libri. A mio avviso è scritto in modo molto freddo ed eccessivamente cupo. Inoltre non mi sono piaciuti per nulla i personaggi principali e mi è parso che l’autore, con tutti i temi che affronta, abbia voluto un po’ strafare. Meglio pochi temi, ma buoni, che molti, affrontati solo in modo un po’ superficiale. Non so, a me non ha detto nulla, pur avendo delle buone critiche.   

In questo mese ho anche letto il famoso e classico Die Leiden des jungen Werther di Johann Wolfgang Goethe. Sì, l’ho letto proprio in lingua originale e devo dire anche con un po’ di fatica. Però alla fine ne è valsa la pena perché Goethe ha una profondità nel descrivere i sentimenti, che non è da tutti. Non per niente è diventato un classico 😉

Lettera al padre e La condanna di Franz Kafka è un altro classico moderno letto questo mese. Kafka l’ho conosciuto per la prima volta sui banchi di scuola. La nostra prof di tedesco ci diede “Die Verwandlung” – ovvero la metamorfosi – da leggere. All’inizio ci è sembrato a tutti davvero ostico – e lo era – infatti è scritto in un tedesco molto difficile. Tant’è vero che dovetti leggerlo anche in italiano per capirci qualcosa. Poi ho deciso di portarlo alla maturità e leggendo il significato simbolico che Kafka dava a questo racconto ho cominciato a capirlo e ad apprezzarlo molto. Il suo conflitto con il padre è una delle più grandi cose che l’ha influenzato e, quindi, è credo sia un dovere leggere “Lettera al padre” per arrivare a comprendere le sue opere in modo completo.

Su Il lupo della steppa di Hermann Hesse vi lascio solo qualche citazione. Le prime due parti sono molto interessanti, l’ultima, invece, mi è piaciuta meno.

Queste memorie, non importa quanto o quanto poco vi possa essere di vero e reale, sono un tentativo di vincere la malattia dell’epoca non aggirandola o mascherandola, bensì facendo di essa argomento di descrizione. Esse sono, alla lettera, un viaggio attraverso l’inferno, un viaggio ora angoscioso ora coraggioso attraverso il caos d’un mondo psichico ottenebrato, un viaggio intrapreso con la volontà di attraversare l’inferno, di tener testa al caos di soffrire il male sino in fondo.

Ora, ci sono tempi nei quali un’intera generazione viene a trovarsi fra due epoche, fra due stili di vita in modo da perdere ogni naturalezza e costume e riparo e innocenza. S’intende che non tutti la sentono ugualmente. Una natura come quella di Nietzsche ha dovuto soffrire in anticipo la miseria di oggi, in anticipo di una generazione: ciò che egli dovette assaporare solitario e incompreso, oggi lo soffrono migliaia di uomini.

La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.

Benché la necessità di diventare uomo gli sia più palese che ai borghesi, chiude gli occhi e non vuol rendersi conto che quel disperato attaccamento all’io, quel disperato rifiuto di morire è la via più sicura per arrivare alla morte eterna, mentre il saper morire, il saper spogliarsi e abbandonare l’io alle metamorfosi conduce all’immortalità.

Nemmeno il suicidio ti servirà seriamente, povero lupo della steppa, percorrerai la via più lunga, più difficile, più faticosa del divenir uomo, dovrai moltiplicare ancora più volte la tua duplicità, complicare ancora più la tua natura complicata. Invece di restringere il tuo mondo, di semplificare la tua anima, dovrai accogliere più mondo e infine il mondo intero nella tua anima dolorosamente ampliata per poter giungere forse un giorno alla fine, al riposo. Questa via fu percorsa dal Buddha, da ogni uomo grande, da questo consapevolmente, dall’altro inconsciamente, secondo che gli riusciva l’ardita impresa. Ogni nascita è separazione dal tutto, è limitazione, distacco da Dio, nuovo doloroso divenire. Il ritorno al tutto, l’annullamento della dolorosa individuazione, il divenire Dio significa aver allargato talmente la propria anima da poter riabbracciare l’universo.

Trilogia Millennium – Stieg Larsson

La trilogia Millennium è stata scritta da un giornalista svedese deceduto nel 2004, poco dopo aver terminato di scrivere questi tre libri.  Essa è composta dal primo “Uomini che odiano le donne”, al secondo “La ragazza che giocava con il fuoco”, al terzo “La regina dei castelli di carta”. Visto il grandissimo successo che ha riscosso il primo libro è stato fatto anche un film, a quanto pare riuscito bene (non ho ancora avuto occasione di vederlo). Vendite strepitose, lettori entusiasti, eppure questa trilogia è davvero così bella e eccezionale? Direi di no. Personalmente ho cominciato la trilogia per curiosità e anche perché la copertina del primo libro mi attirava moltissimo (oltre che al titolo). Nonostante ciò non l’ho letto subito, perché siccome i libri sono piuttosto cari (anche se forse è giustificato dato il numero di pagine che hanno) ero un po’ restia nel prenderlo. I gialli non li compro quasi mai, perché non sono libri che tendo a rileggere e difficilmente mi appassionano tanto da volerli possedere. Per questo motivo ho deciso di leggere il primo libro in tedesco. In Germania, infatti, il libro è già uscito prima ed era già disponibile la versione tascabile decisamente più accessibile a livello di prezzo. Così l’ho preso senza aver nessun rimorso (a parte il fatto che la copertina non era quella che c’è nella versione italiana :-/). Finalmente giungo al punto… dopo tanto entusiasmo mi aspettavo decisamente di più e la delusione è stata grande. La solita fregatura delle aspettative. Peccato, però è stato così. A parte il fatto poi, che Larsson avrebbe potuto risparmiarsi un sacco di pagine e fatica al cuore e scrivere gialli migliori e più scorrevoli. Perché sì,  è vero che si leggono in fretta, ma sono anche pieni zeppi di inutili dettagli e passaggi noiosi, che si leggono in fretta perché non si vede l’ora che l’autore arrivi al nocciolo. Cosa che inevitabilmente capita solo nell’ultimo paio di centinaia di pagine (su 700 – 800). In ogni caso ha anche i suoi pregi… Lisbeth è ad esempio un personaggio affascinante e anche Mikael piace. La storia in sè però è poco originale e già stravisto. Se amate James Bond o l’agente Bourne forse vi piacerà, ma io questo genere di sceneggiati preferisco vederli alla tv che leggerli. Con ciò non boccio totalmente la trilogia, come letture estive sono ok. Ma se io potessi tornare indietro me li farei prestare tutti e tre, non vale la pena comprarli.

p.s. Alla fine, a contrario di molti, quello che ho preferito è il secondo. Ma credo sia il primo il migliore. Se poi non si continua non ci si perde granché.

I cani di Riga – Henning Mankell

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I cani di Riga è la seconda inchiesta del commissario Wallander, creata dallo scrittore svedese Henning Mankell. Dopo il primo, un po’ deludente e piatto, ho trovato questo secondo episodio decisamente migliore, soprattutto per quanto riguarda la suspence e l’indagine in sé. Bisogna però dire che in certi punti ad alcuni può sembrare più un libro da 007 che da un “normale” commissario di polizia e questo può far sembrare il giallo un po’ sopra le righe. Da apprezzare in particolare è l’ambientazione in Lettonia (Riga ne è la capitale) e i temi delicati trattati da questo autore. A me non dispiace, anche se lo stile di Mankell non sempre mi convince pienamente.

Per chi fosse interessato ecco la sequenza esatta delle inchieste del commissario Kurt Wallander:

– Assassino senza volto
– I cani di Riga
– La leonessa bianca
– L’uomo che sorrideva
– La falsa pista
– La quinta donna
– Delitto di mezza estate
– Muro di fuoco
– Piramide
– Prima del gelo

Mankell ha scritto anche altri gialli e non, non collegati al commissario Wallander, tra cui l’ultimo “Il cinese”. Di questi non posso esprimere nessuna opinione perché ancora non ne ho letto nessuno. Interessanti dovrebbero essere “Il cervello di Kennedy”, “Scarpe italiane” e “Comédia infantil”.

Per ulteriori info, il link a wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Henning_Mankell