Il libro delle bugie

Trama: Nicolette Prevost è morta, precipitando di notte dalla scogliera di Clarence Batterie a Guernsey, l’impervia isola del Canale della Manica dove Victor Hugo scrisse “I miserabili”. L’ha uccisa Cathy Rozier, sua compagna di liceo e amica del cuore. Nic aveva i capelli lunghi e gli occhi verdi ed era la ragazza più bella e ambita della scuola. Cathy è sovrappeso, secchiona, scontrosa, non ha il padre, che ha pensato bene di andarsene all’altro mondo, e non ha nemmeno la madre, che è viva, ma non si cura per niente della “vita reale”. Cathy, insomma, è uno zero, un niente rispetto a Nic, ma uno zero, un niente che pensa e che, soprattutto, non sopporta il tradimento e la bugia. E Nic era una bugiarda e una traditrice incallita. Ha sparso falsità sul suo conto e ha avuto la fine che si meritava. L’aveva già scoperto suo padre che a Guernsey, “un’isola che abbonda di segreti inconfessabili”, nascono i mentitori e i voltagabbana più spudorati del sacro suolo britannico. Amava la storia locale suo padre, soprattutto le scartoffie che riguardavano i Rozier, la sua famiglia. E aveva svelato la triste fine di zio Charlie… Le struggenti e irresistibili voci di Cathy e Charlie, due adolescenti distanti quarant’anni ma simili nel ribellarsi all’ipocrisia della vita, conducono, in questo romanzo, in un viaggio attraverso un paese segnato da una Storia, e da tante storie, in cui l’amicizia si mescola all’egoismo e al tradimento e la verità del mondo alla sua ineliminabile menzogna.

Questo è uno di quei libri presi in biblioteca d’impulso… solitamente vado e ho già bene in mente cosa prendere, ma questo mi ha attratta per il suo titolo e quando un libro chiama non si può resistere 🙂 Ho fatto bene! Ho letto in giro recensioni non molto lusinghiere, ma personalmente mi è piaciuto… Un po’ di tempo fa avevo già letto un libro, molto più frivolo, su Guernsey e il tempo dell’occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale: La società letteraria di Guernsey di Mary A. Shaffer (lettura leggera, ma molto carina) e già allora mi aveva incuriosito questa parte di storia che non conoscevo. Il libro delle bugie affronta due tipi di storie in parallelo: Quella di Catherine e quella più storica dello zio Charlie. Credo che l’autrice abbia messo molto del suo, e si sente, perché la conoscenza del posto è davvero ampia e sa descrivere veramente bene la vita su Guernsey. Infatti, lei stessa è cresciuta sull’isola e si è poi interessata della sua Storia. Deve averla anche vissuta male, perché il ritratto che ne esce fuori è davvero triste e spietato… Ed è proprio questo ritratto dell’isola che ho trovato interessante. Ma anche le storie sono scritte molto bene e quella di Charlie è anche piuttosto commovente. Quella di Cathy, invece, mostra una nuova generazione che soffre ancora delle ripercussioni, tradimenti, bugie e rivalità tra famiglie del passato… Un’isola abbandonata dall’Inghilterra perché considerata piena di collaborazionisti, quando per loro sarebbe stato impossibile fare altrimenti, essendo in pochi e non avendo nessun tipo di armi per difendersi, potevano solo cercare di sopravvivere con quello che avevano. E anche così non è che abbiano vissuto molto bene… La Horlock racconta di un’isola, spesso altrimenti ignorata, rovinata dall’Occupazione, quando, invece, avrebbe potuto essere un piccolo paradiso. Tanto che mi è venuto da chiedermi, ma sarà davvero così terribile questa Guernsey? Dal libro della Shaffer era apparso altro (o almeno molto meno peggio), ma crescerci e viverci veramente, probabilmente è un’altra storia…

Mary Horlock

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Uccelli di rovo – Colleen McCullough

Uccelli di rovo

Trama: La storia dei Cleary inizia ai primi del ‘900 e si conclude ai giorni nostri, nel grandioso scenario naturale dell’Australia. Gli anni consumano le vite in una vicenda di sentimenti e passioni, di fede e amore, sulla quale si stende grave e inesorabile il senso della giustizia divina. I personaggi soprattutto memorabili figure femminili, tenere e orgogliose – vanno incontro al destino come gli uccelli di rovo della leggenda australiana, che cercano le spine con cui si danno la morte.

Sicuramente se siete di una certa generazione, Uccelli di rovo lo conoscerete bene… Io sono troppo giovane per aver visto lo sceneggiato e per aver ancora prima conosciuto il successo del libro, eppure di eco esso è arrivato fino oggi, pur non sapendo bene di cosa parlasse. Diciamo che pensavo fosse unicamente una storia d’amore, la quale in effetti è presente, ma particolare, visto che il lui protagonista è un prete. Poi c’è un’intera interminabile saga familiare e un sottofondo storico della seconda guerra mondiale e della vita australiana di quegli anni. Ho letto che SPOILER l’idea che un prete potesse innamorarsi e avere un figlio ha suscitato grande scandalo all’uscita del libro e penso abbia fatto anche il suo successo… Di storie d’amore, infatti, ne trovate tra i classici (ma anche non) sicuramente di meglio, pensando solo a Via col vento (con un sottofondo storico di gran lunga meglio descritto e riuscito, seppur ambientato negli States) o Orgoglio e pregiudizio o Jane Eyre.

La McCullough ha voluto affrontare in Uccelli di rovo un amore impossibile, tra Meggie e Ralph, un amore ostacolato dalla vocazione divina, ma più che altro dall’ambizione e brama di potere di Ralph. Ecco forse cosa mi è mancato, un personaggio maschile di fascino, cosa che in Ralph non ho trovato neanche lontanamente. A parte il fatto di immaginarlo bellissimo, è un personaggio che non mi ha intrigato quasi per nulla. Come è possibile che tante donne siano rimaste così colpite da questa storia d’amore…? Sinceramente non lo capisco, non capisco il fascino del prete e sinceramente anche questo amore impossibile alla fine viene comunque consumato e quindi tanto impossibile non è. Ralph fa delle scelte, Ralph non sceglie Meggie, non mi sembra tanto romantico… e forse non lo vuole essere. Ad ogni modo, descrive sicuramente bene la leggenda celtica, forse la parte più bella del libro, citata subito all’inizio:

La leggenda narra di un uccello che canta una sola volta nella vita, più soavemente di ogni altra creatura al mondo. Da quando lascia il nido, cerca e cerca un grande rovo e non riposa finché non lo abbia trovato. Poi, cantando tra i rami crudeli, si precipita sulla spina più lunga e affilata. E, mentre muore con la spina nel petto, vince il tormento superando nel canto l’allodola e l’usignolo. Una melodia suprema il cui scotto è la vita. Ma il mondo intero tace per ascoltare, e Dio, in Paradiso, sorride. Al meglio si perviene soltanto con grande dolore… O così dice la leggenda.

È soprattutto Meggie, la Cleary di mezzo, che impersona l’uccellino di questa leggenda, struggendosi per un amore che mai potrà vivere pienamente e vivendo esperienze di grande sofferenza, pur pensando che alla fine ne sia valsa la pena… Per me al meglio non ci arriva, poi contenta lei… 😛 Bah, insomma, una mezza delusione. La prima parte non è male, poi andando avanti comincia a diventare prolisso, un po’ noioso e alla fine non ce la si fa quasi più! Anche se la storia di Justine non mi è dispiaciuta, ma arrivati a quel punto si è già piuttosto stufi dei Cleary… 3 stelline anobiiane se l’è comunque meritate, perché qualcosa di buono c’è: Le descrizioni di vita australiana e le personalità e storie femminili delle tre generazioni… per il resto, non so… Incredibile comunque come questa autrice sia riuscita a scrivere libri di generi totalmente diversi!

Qualcuno che ha adorato questo libro, me ne sa dire il perché? Ralph vi è piaciuto o avete preferito e compassionato più Meggie?

La sorella di Freud – Goce Smilevski

Titolo: La sorella di Freud
Autore: Goce Smilevski
Anno della prima uscita: 2007
Editore: Guanda
Pagine: 334

Descrizione: La voce narrante è quella di Adolfine Freud, una delle sorelle di Sigmund. Adolfine racconta la storia della sua famiglia e della Vienna di fine Ottocento e inizio Novecento dai campo di concentramento dove è stata rinchiusa nel 1938, per l’indifferenza e incuria del celebre fratello, che nella sua fuga a Londra ha portato con sé parenti e conoscenti, ma ha volutamente abbandonato le sorelle… Un romanzo ispirato a una storia vera che mette in luce un lato sconosciuto e controverso del grande padre della psicanalisi.

Ho letto questo libro perché mi è stato consigliato e perché mi interessava l’argomento. Ammetto però che non ho trovato esattamente quello che mi aspettavo. Parla poco o niente della deportazione e poco, a mio parere, anche di Freud e delle possibili motivazioni che hanno spinto la sua scelta di non includere le sorelle nella famosa lista che avrebbe potuto salvare loro da una tale fine. In realtà al centro di questo libro troviamo una donna che ha sofferto molto nella vita e che è stata accompagnata costantemente da una malinconia che non l’ha mai abbandonata. Lei stessa, pur non essendo pazza, ha passato molti anni in una clinica psichiatrica e in questa parte l’autore si sofferma a lungo e talvolta in modo ripetitivo, sulla riflessione di cosa significhi davvero pazzia, cosa sia la normalità, e simili. Da questo punto di vista è quasi filosofico…

Sicuramente è un libro molto profondo che porta a meditare. Ho amato la scrittura di questo autore macedone, di grande sensibilità e capacità di espressione delle emozioni. È anche assai triste. Incredibile quante tragedie ci siano state nella famiglia Freud… Lo consiglio soprattutto a chi ha voglia di fare un viaggio di riflessione (e forse anche un bagno di malinconia pura) e a chi si interessa di questi argomenti. Diciamo che a mio parere bisogna essere proprio nel mood giusto per poterlo leggere e apprezzare appieno. Meno consigliato a chi cerca solo una vera e proprio biografia.

Ogni cosa è illuminata…

Ogni cosa è illuminata dalla luce del passato, dei ricordi, della memoria. Una luce flebile, che sembra inghiottita dall’oscurità, o magari una luce accecante, talmente intensa da risultare insopportabile alla vista. Una luce, comunque, capace di staccare una storia dallo sfondo di un muro scalcinato, e di farla brillare.

 

Devo dire che i bellissimi paesaggi ucraini, le musiche e Eugene Hütz (che interpreta Alex), mi hanno trasmesso ciò che il libro solo marginalmente era riuscito a fare. Spassoso all’inizio, per poi diventare commovente nel finale.