Donna per caso – Jonathan Coe

Trama: Per Maria non c’è nulla di certo. La sua vita è una sequenza di episodi accidentali. L’amicizia di chi la circonda non la smuove, e non la smuovono neppure le reiterate offerte di matrimonio da parte di Ronny, innamorato devoto. Le piace vivere dentro i confini che certamente sente come il suo mondo ma che altrettanto sicuramente sa non essere prodotto di una “sua” precisa volontà. Si laurea, si sposa, ha un figlio e continua a non capire come di quegli eventi si possa dire “la mia vita”. Esiste un grimaldello capace di far saltare l’apparente freddezza esistenziale di Maria? O tutto è destinato a finire com’è cominciato, vale a dire “per caso”?

Primo romanzo di Jonathan Coe e si nota. Sicuramente con il tempo la qualità delle storie è migliorata. La storia in sé si legge bene, il libro è corto, ci vuole poco. Maria è una ragazza bellissima, ma priva di qualunque emozione, o quasi. All’inizio si riesce ad essere abbastanza empatici con lei, è una che si distingue dalla massa, potrebbe essere una personalità interessante. Tuttavia dopo che la vita va avanti e lei incappa accidentalmente in continui eventi spiacevoli (per usare un eufemismo) e non fa assolutamente nulla per prendere in mano le redini della sua vita, ma si lascia trascinare e basta… beh comincia a snervare un po’…! Ne esce fuori il ritratto di una gioventù non goduta, profondamente infelice, solitaria, non compresa… Tristezza pura e anche un pizzico d’ansia, possibile poter subire così tanto senza mai reagire e rimanendo pressoché impassibile?

La storia di Maria in realtà mi ha suscitato diverse emozioni contrastanti e anche se parecchio di fastidio… vuol dire che in fondo il suo lavoro l’ha svolto comunque bene.

La sorella – Sándor Màrai

Trama: A un centinaio di chilometri dal confine italiano, nel vagone letto di prima classe di un treno diretto a Firenze, Z. – il grande, celebre pianista atteso in Italia per un concerto – capisce che nulla sarà mai più come prima: che forse non rivedrà più E., la donna alla quale è legato da un rapporto ambiguo e morboso, in un triangolo il cui terzo vertice è un marito consapevole e benigno; che forse quella sera suonerà per l’ultima volta che tutto, insomma, sarà “diverso”. Ma diverso come? Gli ci vorranno mesi per capirlo: quelli che trascorrerà, colpito da un rarissimo virus, in un ospedale di Firenze.

È il primo libro di Márai che leggo. La prima settantina di pagine si può pensare di aver sbagliato libro… poi comincia la storia “vera”, la malattia di Z. e il percorso di introspezione e consapevolezza. All’inizio mi è sembrato molto lento, poi però diventa interessante e la spiccata sensibilità dell’autore si riflette totalmente nella sua narrativa. C’è una riflessione profonda sulla malattia, la vita, la morte… si può condividere o meno, ma a me ha colpito abbastanza. È un libro triste e un po’ deprimente, ma l’autore ha una scrittura notevole.

La menzogna riprese è quella che fino al giorno prima si chiamava lavoro, o dovere, o ambizione, o amore, o famiglia. Ci vogliono mille, diecimila giorni e notti, affinché in un corpo, e al suo interno in un sistema nervoso, nei centri sensori, quella menzogna si trasformi nell’unica insopportabile realtà; finché un giorno l’organismo, l’intero individuo, con un atroce rantolo, si mette ad urlare al mondo sotto forma di malattia quella menzogna, che nel frattempo si è tramutata in un’intollerabile sensazione di panico. Urla che non tollera più il proprio ambiente, o la propria vanità, o la routine con cui ha cercato di stordire, come con un narcotico, il vuoto esistenziale; che non tollera più quell’esercizio meccanico in cui si è trasformato il talento che Dio gli ha donato.[…] La vita è un veleno se non crediamo più in essa, quando non è che un mezzo per saziare la vanità, l’ambizione, l’invidia.

Perché, come dice sempre l’autore, vivere è una grande responsabilità.

La tredicesima storia – Diane Setterfield

Più riguardo a La tredicesima storia

Descrizione: Margaret Lea è una giovane libraia antiquaria che negli anni trascorsi con il padre tra pagine immortali e volumi sepolti dall’oblio, ha coltivato una quieta passione per le biografie letterarie in cui di tanto in tanto si cimenta. La sua prevedibile esistenza viene sconvolta il giorno in cui Vida Winter, sfuggente e carismatica scrittrice alla fine dei suoi giorni, la incarica di scrivere la sua biografia ufficiale. Margaret parte alla volta dell’isolata magione dell’anziana autrice, nelle campagne dello Yorkshire, e rimane immediatamente stregata dalle vicende della singolare famiglia Angelfield e dalla sorte di un misterioso racconto che Vida Winter non ha mai voluto pubblicare… “La tredicesima storia” dipana così davanti agli occhi del lettore non solo il tempestoso trascorrere di esistenze avvolte dal segreto, ma anche la complessa, intensissima amicizia tra due donne di differenti generazioni che, dietro la magica finzione del narrare, troveranno l’una nell’altra verità su se stesse a cui mai sarebbero potute arrivare da sole.

Il libro è uscito già diversi anni fa… Da un lato ne avevo sentito parlare molto bene, dall’altra alcuni ne erano invece rimasti delusi. Fatto sta che ce l’avevo da parecchio in libreria e finalmente mi sono decisa a leggerlo. Ho impiegato quasi un mese tra le sue pagine, sindrome di un coinvolgimento non troppo grande… Nonostante ciò alla fine ho trovato la storia di Vida Winter (molto di più rispetto a quella di Margaret) e il suo personaggio, interessante.
Parla molto dei libri, della lettura, specialmente dei grandi classici come Jane Eyre, Cime tempestose, La donna in bianco e molti altri ancora, infatti anche questo romanzo ha qualcosa di gotico e misterioso. Chi ha amato questi libri, apprezzerà senz’altro tutti i richiami fatti dall’autrice. Tuttavia, la storia talvolta risulta un po’ forzata e non è riuscita ad entusiasmarmi pienamente. Per quanto mi riguarda, è mancato quel qualcosa in più che gli sarebbe servito per distinguersi da altri romanzi con storie simili… Però avrei sicuramente trovato intrigante uno dei libri di Vida Winter, le dodici favole rivisitate in maniera crudele, ma anche più reale e l’ultima mancante, la tredicesima, mi è parsa davvero triste…

Diciamo che, in conclusione, non mi è dispiaciuto, ma non credo sia nemmeno un libro di grande spicco… Da leggere nelle serate invernali.

Il libro delle bugie

Trama: Nicolette Prevost è morta, precipitando di notte dalla scogliera di Clarence Batterie a Guernsey, l’impervia isola del Canale della Manica dove Victor Hugo scrisse “I miserabili”. L’ha uccisa Cathy Rozier, sua compagna di liceo e amica del cuore. Nic aveva i capelli lunghi e gli occhi verdi ed era la ragazza più bella e ambita della scuola. Cathy è sovrappeso, secchiona, scontrosa, non ha il padre, che ha pensato bene di andarsene all’altro mondo, e non ha nemmeno la madre, che è viva, ma non si cura per niente della “vita reale”. Cathy, insomma, è uno zero, un niente rispetto a Nic, ma uno zero, un niente che pensa e che, soprattutto, non sopporta il tradimento e la bugia. E Nic era una bugiarda e una traditrice incallita. Ha sparso falsità sul suo conto e ha avuto la fine che si meritava. L’aveva già scoperto suo padre che a Guernsey, “un’isola che abbonda di segreti inconfessabili”, nascono i mentitori e i voltagabbana più spudorati del sacro suolo britannico. Amava la storia locale suo padre, soprattutto le scartoffie che riguardavano i Rozier, la sua famiglia. E aveva svelato la triste fine di zio Charlie… Le struggenti e irresistibili voci di Cathy e Charlie, due adolescenti distanti quarant’anni ma simili nel ribellarsi all’ipocrisia della vita, conducono, in questo romanzo, in un viaggio attraverso un paese segnato da una Storia, e da tante storie, in cui l’amicizia si mescola all’egoismo e al tradimento e la verità del mondo alla sua ineliminabile menzogna.

Questo è uno di quei libri presi in biblioteca d’impulso… solitamente vado e ho già bene in mente cosa prendere, ma questo mi ha attratta per il suo titolo e quando un libro chiama non si può resistere 🙂 Ho fatto bene! Ho letto in giro recensioni non molto lusinghiere, ma personalmente mi è piaciuto… Un po’ di tempo fa avevo già letto un libro, molto più frivolo, su Guernsey e il tempo dell’occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale: La società letteraria di Guernsey di Mary A. Shaffer (lettura leggera, ma molto carina) e già allora mi aveva incuriosito questa parte di storia che non conoscevo. Il libro delle bugie affronta due tipi di storie in parallelo: Quella di Catherine e quella più storica dello zio Charlie. Credo che l’autrice abbia messo molto del suo, e si sente, perché la conoscenza del posto è davvero ampia e sa descrivere veramente bene la vita su Guernsey. Infatti, lei stessa è cresciuta sull’isola e si è poi interessata della sua Storia. Deve averla anche vissuta male, perché il ritratto che ne esce fuori è davvero triste e spietato… Ed è proprio questo ritratto dell’isola che ho trovato interessante. Ma anche le storie sono scritte molto bene e quella di Charlie è anche piuttosto commovente. Quella di Cathy, invece, mostra una nuova generazione che soffre ancora delle ripercussioni, tradimenti, bugie e rivalità tra famiglie del passato… Un’isola abbandonata dall’Inghilterra perché considerata piena di collaborazionisti, quando per loro sarebbe stato impossibile fare altrimenti, essendo in pochi e non avendo nessun tipo di armi per difendersi, potevano solo cercare di sopravvivere con quello che avevano. E anche così non è che abbiano vissuto molto bene… La Horlock racconta di un’isola, spesso altrimenti ignorata, rovinata dall’Occupazione, quando, invece, avrebbe potuto essere un piccolo paradiso. Tanto che mi è venuto da chiedermi, ma sarà davvero così terribile questa Guernsey? Dal libro della Shaffer era apparso altro (o almeno molto meno peggio), ma crescerci e viverci veramente, probabilmente è un’altra storia…

Mary Horlock