#Libripertrentenni: Fiesta di Hemingway

61fkskp8qrlIl primo libro che ho letto della lista dei libri per trentenni (non ci sono ancora arrivata, ma manca solo una settimana!) è Fiesta di Hemingway. Qualche anno fa ho letto Addio alle armi e mi avevo colpito positivamente. Al contrario, questo libro mi ha delusa, ma soprattutto mi ha annoiata molto. Prima di tutto tratta di un tema che a me disgusta un po’, ovvero della tradizione spagnola della corrida e quello che lo circonda (ovvero i giorni della fiesta, appunto). Pagine su pagine su questo, sinceramente non so come ho fatto a portarle avanti. Secondo, succede poco e niente di interessante in tutta la storia. C’è Brett, una donna indipendente che ama cercarsi il pollo da spennare, ma che sia anche bello e affascinante, di cui sono innamorati tutti gli uomini. Compreso il disgraziato protagonista, con cui ha avuto anche una storia, ma che ormai è relegato al ruolo di migliore amico e si deve subire tutte le avventure dell’amata. Non mi stupisce che cerca rifugio in lunghe notti passate a bere. Poi ci sono altri protagonisti, anche questi piuttosto banali e inspidi. Come detto, tutti innamorati di Brett, tutti che ci sono andati a letto, ma poi che sono anche stati mollati per qualcuno di più bello, ricco o divertente.

Non lo so, sinceramente è un libro un po’ deprimente. Si percepisce sicuramente una certa irriquietezza di chi è arrivato a una certa età, ma non è soddisfatto di quello che ha ottenuto o non ottenuto. Conduce una vita regolare, ma vuota, priva di grandi emozioni e senso. I protagonisti, per un motivo o un altro sono alla ricerca di una felicità che però non arriva mai, sono un po’ dei desperados. Quando ho chiuso il libro, l’unica cosa che ho provato, è un gran sollievo. Di certo, nessuno vorrebbe che i propri trent’anni fossero così…

In generale non mi sento di consigliarlo, ma chi lo sa, magari vi ha ispirato lo stesso e a voi potrebbe comunicare qualcosa d’altro.

Alla prossima 😉 e buone feste, per chi festeggia 🙂

Annunci

Migliori libri per trentenni – Schiavo d’amore di Maugham

Trama: Il libro narra la storia di Philip, un ragazzo nato con un piede equino e rimasto orfano da piccolo. Dopo la morte dei genitori viene 5563d33e1328cfa933c64a46e7c007f3_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyaffidato agli zii che si occuperanno di lui. Fondamentalmente è un romanzo di formazione. Durante il libro si fa un viaggio insieme a Philip dai suoi primi anni di vita fino circa alla maturità dei 30 anni, attraversando le difficoltà del periodo della scuola, alle prime passioni e i primi amori, fino alla ricerca di una stabilità e soddisfazione personale.

È il secondo libro più celebre di Maugham ed è ritenuto un romanzo autobiografico, in quanto molte caratteristiche di Philip e della sua vita sono state vissute in prima persona anche dall’autore.

Il libro ha ben 619 pagine e costa 15 Euro (questa versione, almeno).

 

 

Le mie impressioni: Cosa ne penso, cosa mi è rimasto?

Quando ho comprato “Schiavo d’amore” e ho deciso di leggerlo, pensavo fosse un libro di formazione sì, ma incentrato soprattutto sull’ambito “relazionale”, se così si può dire. Nel senso che mi aspettavo che a un certo punto della sua vita, Philip avrebbe incontrato una donna, magari più matura di lui, che lo avrebbe letteralmente fatto suo schiavo e che questo avrebbe avuto su di lui un impatto importante dal punto di vista della comprensione di sé e della sua crescita personale. Se qualcuno di voi ha anche questo dubbio o questa aspettativa, voglio assolutamente avvisarvi che non sarà ciò che trovate! Non almeno in senso stretto.

Continua a leggere

Donna per caso – Jonathan Coe

Trama: Per Maria non c’è nulla di certo. La sua vita è una sequenza di episodi accidentali. L’amicizia di chi la circonda non la smuove, e non la smuovono neppure le reiterate offerte di matrimonio da parte di Ronny, innamorato devoto. Le piace vivere dentro i confini che certamente sente come il suo mondo ma che altrettanto sicuramente sa non essere prodotto di una “sua” precisa volontà. Si laurea, si sposa, ha un figlio e continua a non capire come di quegli eventi si possa dire “la mia vita”. Esiste un grimaldello capace di far saltare l’apparente freddezza esistenziale di Maria? O tutto è destinato a finire com’è cominciato, vale a dire “per caso”?

Primo romanzo di Jonathan Coe e si nota. Sicuramente con il tempo la qualità delle storie è migliorata. La storia in sé si legge bene, il libro è corto, ci vuole poco. Maria è una ragazza bellissima, ma priva di qualunque emozione, o quasi. All’inizio si riesce ad essere abbastanza empatici con lei, è una che si distingue dalla massa, potrebbe essere una personalità interessante. Tuttavia dopo che la vita va avanti e lei incappa accidentalmente in continui eventi spiacevoli (per usare un eufemismo) e non fa assolutamente nulla per prendere in mano le redini della sua vita, ma si lascia trascinare e basta… beh comincia a snervare un po’…! Ne esce fuori il ritratto di una gioventù non goduta, profondamente infelice, solitaria, non compresa… Tristezza pura e anche un pizzico d’ansia, possibile poter subire così tanto senza mai reagire e rimanendo pressoché impassibile?

La storia di Maria in realtà mi ha suscitato diverse emozioni contrastanti e anche se parecchio di fastidio… vuol dire che in fondo il suo lavoro l’ha svolto comunque bene.

La sorella – Sándor Màrai

Trama: A un centinaio di chilometri dal confine italiano, nel vagone letto di prima classe di un treno diretto a Firenze, Z. – il grande, celebre pianista atteso in Italia per un concerto – capisce che nulla sarà mai più come prima: che forse non rivedrà più E., la donna alla quale è legato da un rapporto ambiguo e morboso, in un triangolo il cui terzo vertice è un marito consapevole e benigno; che forse quella sera suonerà per l’ultima volta che tutto, insomma, sarà “diverso”. Ma diverso come? Gli ci vorranno mesi per capirlo: quelli che trascorrerà, colpito da un rarissimo virus, in un ospedale di Firenze.

È il primo libro di Márai che leggo. La prima settantina di pagine si può pensare di aver sbagliato libro… poi comincia la storia “vera”, la malattia di Z. e il percorso di introspezione e consapevolezza. All’inizio mi è sembrato molto lento, poi però diventa interessante e la spiccata sensibilità dell’autore si riflette totalmente nella sua narrativa. C’è una riflessione profonda sulla malattia, la vita, la morte… si può condividere o meno, ma a me ha colpito abbastanza. È un libro triste e un po’ deprimente, ma l’autore ha una scrittura notevole.

La menzogna riprese è quella che fino al giorno prima si chiamava lavoro, o dovere, o ambizione, o amore, o famiglia. Ci vogliono mille, diecimila giorni e notti, affinché in un corpo, e al suo interno in un sistema nervoso, nei centri sensori, quella menzogna si trasformi nell’unica insopportabile realtà; finché un giorno l’organismo, l’intero individuo, con un atroce rantolo, si mette ad urlare al mondo sotto forma di malattia quella menzogna, che nel frattempo si è tramutata in un’intollerabile sensazione di panico. Urla che non tollera più il proprio ambiente, o la propria vanità, o la routine con cui ha cercato di stordire, come con un narcotico, il vuoto esistenziale; che non tollera più quell’esercizio meccanico in cui si è trasformato il talento che Dio gli ha donato.[…] La vita è un veleno se non crediamo più in essa, quando non è che un mezzo per saziare la vanità, l’ambizione, l’invidia.

Perché, come dice sempre l’autore, vivere è una grande responsabilità.