Uccelli di rovo – Colleen McCullough

Uccelli di rovo

Trama: La storia dei Cleary inizia ai primi del ‘900 e si conclude ai giorni nostri, nel grandioso scenario naturale dell’Australia. Gli anni consumano le vite in una vicenda di sentimenti e passioni, di fede e amore, sulla quale si stende grave e inesorabile il senso della giustizia divina. I personaggi soprattutto memorabili figure femminili, tenere e orgogliose – vanno incontro al destino come gli uccelli di rovo della leggenda australiana, che cercano le spine con cui si danno la morte.

Sicuramente se siete di una certa generazione, Uccelli di rovo lo conoscerete bene… Io sono troppo giovane per aver visto lo sceneggiato e per aver ancora prima conosciuto il successo del libro, eppure di eco esso è arrivato fino oggi, pur non sapendo bene di cosa parlasse. Diciamo che pensavo fosse unicamente una storia d’amore, la quale in effetti è presente, ma particolare, visto che il lui protagonista è un prete. Poi c’è un’intera interminabile saga familiare e un sottofondo storico della seconda guerra mondiale e della vita australiana di quegli anni. Ho letto che SPOILER l’idea che un prete potesse innamorarsi e avere un figlio ha suscitato grande scandalo all’uscita del libro e penso abbia fatto anche il suo successo… Di storie d’amore, infatti, ne trovate tra i classici (ma anche non) sicuramente di meglio, pensando solo a Via col vento (con un sottofondo storico di gran lunga meglio descritto e riuscito, seppur ambientato negli States) o Orgoglio e pregiudizio o Jane Eyre.

La McCullough ha voluto affrontare in Uccelli di rovo un amore impossibile, tra Meggie e Ralph, un amore ostacolato dalla vocazione divina, ma più che altro dall’ambizione e brama di potere di Ralph. Ecco forse cosa mi è mancato, un personaggio maschile di fascino, cosa che in Ralph non ho trovato neanche lontanamente. A parte il fatto di immaginarlo bellissimo, è un personaggio che non mi ha intrigato quasi per nulla. Come è possibile che tante donne siano rimaste così colpite da questa storia d’amore…? Sinceramente non lo capisco, non capisco il fascino del prete e sinceramente anche questo amore impossibile alla fine viene comunque consumato e quindi tanto impossibile non è. Ralph fa delle scelte, Ralph non sceglie Meggie, non mi sembra tanto romantico… e forse non lo vuole essere. Ad ogni modo, descrive sicuramente bene la leggenda celtica, forse la parte più bella del libro, citata subito all’inizio:

La leggenda narra di un uccello che canta una sola volta nella vita, più soavemente di ogni altra creatura al mondo. Da quando lascia il nido, cerca e cerca un grande rovo e non riposa finché non lo abbia trovato. Poi, cantando tra i rami crudeli, si precipita sulla spina più lunga e affilata. E, mentre muore con la spina nel petto, vince il tormento superando nel canto l’allodola e l’usignolo. Una melodia suprema il cui scotto è la vita. Ma il mondo intero tace per ascoltare, e Dio, in Paradiso, sorride. Al meglio si perviene soltanto con grande dolore… O così dice la leggenda.

È soprattutto Meggie, la Cleary di mezzo, che impersona l’uccellino di questa leggenda, struggendosi per un amore che mai potrà vivere pienamente e vivendo esperienze di grande sofferenza, pur pensando che alla fine ne sia valsa la pena… Per me al meglio non ci arriva, poi contenta lei… 😛 Bah, insomma, una mezza delusione. La prima parte non è male, poi andando avanti comincia a diventare prolisso, un po’ noioso e alla fine non ce la si fa quasi più! Anche se la storia di Justine non mi è dispiaciuta, ma arrivati a quel punto si è già piuttosto stufi dei Cleary… 3 stelline anobiiane se l’è comunque meritate, perché qualcosa di buono c’è: Le descrizioni di vita australiana e le personalità e storie femminili delle tre generazioni… per il resto, non so… Incredibile comunque come questa autrice sia riuscita a scrivere libri di generi totalmente diversi!

Qualcuno che ha adorato questo libro, me ne sa dire il perché? Ralph vi è piaciuto o avete preferito e compassionato più Meggie?

Il diario perduto di Jane Austen – Syrie James

Trama: “Quelli che leggono i miei romanzi potrebbero chiedersi come può una donna, che nella sua vita non è mai stata nemmeno corteggiata e che non ha mai provato la meravigliosa sintonia di anima e corpo che unisce due persone, pretendere di scrivere sull’amore. La mia risposta è che una mente astuta e un occhio attento, uniti a una fervida immaginazione, possono creare qualsiasi tipo di illusione letteraria. La verità è che ho conosciuto un uomo che mi ha fatto provare realmente le profonde emozioni che descrivevo nei miei libri, che ha risvegliato la mia anima, da lungo tempo ormai sopita. Di quest’uomo non ho mai potuto parlare, ho dovuto relegare il mio amore per lui in un angolo nascosto del mio cuore e bandirlo per sempre. Io, però, non l’ho dimenticato.” E se la vita di Jane Austen non fosse stata esattamente come ce l’hanno raccontata? Se dietro ai personaggi indimenticabili di Mr. Darcy, Willoughby ed Edward Ferrars si nascondesse un uomo reale? C’è un solo scritto che riporta questa storia mai dimenticata, per Jane fu il più intimo, il più vero: il suo diario.

Ho deciso di regalarmi questo libro per Natale dato che ormai ho finito di leggere tutti i romanzi della Austen e visto che lei mi piace molto. Ovviamente questo diario – anche se l’autrice fa di tutto per farlo sembrare veritiero – è pura fantasia. Non è mai stato ritrovato nulla di simile. Però i fatti biografici, le persone attorno a Jane e molto altro sono spunti davvero reali e conosciuti dagli storici. 
Il libro è stata una piacevole lettura, proprio nello stile Jane Austen. Provare ad immaginare la vita di questa grande scrittrice, i spunti di vita che hanno ispirato i suoi personaggi e una storia d’amore struggente nascosta e, purtroppo, non di lieto fine, come invece accade in tutti i suoi romanzi, è stata una bella sensazione ed a tratti mi ha emozionato. A volte, a mio avviso, è un po’ forzato il rapporto tra la vita di Jane e i suoi romanzi, però per chi l’ama come scrittrice è bello pensare che anche lei abbia potuto almeno una volta nella sua vita vivere un amore grande, forte e passionale come quello che racconta nei suoi romanzi. Se poi non sia mai accaduto, non si sa. Però immaginarselo e fantasticare si può sempre ;)Personalmente credo che alle appassionate di Jane Austen questo libro possa piacere, anche se forse è bene leggerlo solo dopo aver letto i romanzi originali e senza aspettarsi comunque qualcosa di assolutamente originale e innovativo. Piacevole lettura che chiude questo mio anno 2009 di letture. 

Persuasione – Jane Austen

Anne ha 28 anni ed è ancora nubile. Ma un grande amore l’ha avuto, quando aveva 19 anni. Si è innamorata di Wentworth un giovane marinaio senza soldi. Nonostante un futuro in certo si sono fidanzati, ma poi il matrimonio non si è mai fatto. Anne si è fatta persuadere dalla sua amica e consigliera Lady Russell che i rischi di un tale matrimonio erano troppi… Così lei ha rotto il fidanzamento e spezzato il cuore di lui. 8 anni e mezzo passeranno prima di riincontrarsi ancora… Nonostante Anne abbia avuto altre proposte molto convenienti e da degli uomini meritevoli, ha sempre rifiutato. In fondo al suo cuore è sempre rimasto Wentworth che è riuscito nella sua carriera ed è diventato capitano. Egli anche non si è sposato, perché ha passato molto tempo in mare… in lui c’è molta delusione, amarezza e rancore nei confronti di Anne. Il suo rifiuto gli brucia ancora. Dopo tanti anni l’amore sarà definitivamente sparito o si riaccenderà più di prima?

Anne è una ragazza molto buona, generosa, sempre pronta ad aiutare gli altri. Oppressa dal carattere e dai comportamenti delle sorelle e dal padre, ha sviluppato un carattere molto accondiscendente e riservato. Non si ribella mai ed è da questo lato un po’ debole di carattere. Nonostante ciò è talmente buona come persona, intelligente e gentile che non si può non amarla. E nel modo di porsi nei confronti dell’amore, un po’ mi ha ricordato me stessa… Alla fine poi riesce a raggiungere ciò che vuole e a non curarsi di ciò che potrebbero pensare amici o parenti. Jane Austen racconta delle storie semplici, ma che ritraggono molto bene i sentimenti e i tormenti dell’animo femminile. Per questo l’adoro 🙂 Wentworth mi è anche piaciuto molto come uomo… uno dei miei preferiti, dopo Darcy.

Jane Eyre – Charlotte Brontë

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 Biografia dell’autrice:

Charlotte nasce il 21 aprile a Thornton, Bradford, nello Yorkshire, terza figlia del Reverendo irlandese Patrick Brontë e di Maria Branwell, appartenente a una agiata famiglia metodista della Cornovaglia. In totale Patrick e Maria avranno sei figli, tra cui  Charlotte, ma anche Emily (Cime tempestose) e Anne (Agnes Grey).
La madre muore di cancro quando sono ancora piccole e vengono quindi affidate alla zia materna, Elizabeth Branwell, ma cresciute dalla domestica Tabitha Ackroyd. Tutte 4 le sorelle frequenteranno la Cowan Bridge School, un istituto per figlie di pastori poveri, dove una ferrea disciplina si accompagna a privazioni inaudite. Le due sorelle maggiori moriranno a scuola, dopo aver contratto la tubercolosi. L’esperienza sconvolgente vissuta a Cowan Bridge sarà rievocata, anni dopo, nel celeberrimo romanzo Jane Eyre. Tra il 1826 e il 1829, si nota la prima attività letteraria che venne iniziata insieme alle sorelle Emily e Anne e al fratello Patrick, al quale il Reverendo aveva donato una scatola di soldatini: i bambini crearono delle avventure fantastiche attorno a quelle figurine che vennero trascritte da loro stessi su minuscoli pezzetti di carta che minuziosamente cuciti a mano, formavano dei piccoli libri non più grandi di un francobollo. Charlotte e il fratello crearono la Glass Town Saga mentre Emily ed Anne inventarono la Gondol Saga. Nel 1831 Charlotte viene iscritta alla scuola di Miss Wooler di Roe Head dove incontra la sua amica di lettere Ellen Nussey e ottiene ottimi risultati, qui otterrà un posto come insegnante nel 1835 ma prima torna a casa nel 1832 per continuare il gioco iniziato con i fratelli, contribuendo alla stesura di altri capitoli del gioco letterario iniziato con le sorelle e il fratello: porterà avanti questa attività fino all’età di 23 anni. In seguito, per alcuni anni, Charlotte svolgerà la professione di governante presso alcune famiglie, ma nel 1842, insieme alla sorella minore Emily, si reca a Bruxelles per studiare francese. Proprio a Bruxelles, studentessa nel Pensionnat Heger, Charlotte s’innamora del suo professore, Constantin Heger, figura tuttora rispettata e ammirata in Belgio, ma tale sentimento non è corrisposto da Heger, oltretutto già sposato. La delusione è profonda e mai completamente sopita (la tematica dell’amore tra il professore e l’allieva sarà presente in ben due romanzi su quattro).
Tornata in Inghilterra nel 1844 comincia a cullare il progetto di scrivere, insieme alle sorelle, alcuni romanzi. Nel 1847 tutte e tre le sorelle pubblicano il loro romanzo: Charlotte propone dapprima Il professore che viene rifiutato, poi Jane Eyre, subito accettato e dato alle stampe con lo pseudonimo di Currer Bell. Seguirà la pubblicazione di altri romanzi, Shirley (ambientato all’epoca del luddismo) e Villette (analogo, quanto a contenuto, a Il professore, ma forse con accenni autobiografici). Nel 1854 dopo tensioni con il padre, Charlotte sposa il reverendo Nicholls. La felicità conquistata durerà poco poiché Charlotte si spegnerà l’anno seguente, in attesa di un figlio.

Ho voluto mettere prima la biografia di Charlotte e delle sorelle Brontë per far capire quanto hanno influenzato i loro romanzi. Jane Eyre ha molto dentro della biografia dell’autrice e delle situazioni che lei stessa ha vissuto.
Dopo Cime tempestose, è stato per me Jane Eyre una vera rivelazione. So che la maggior parte trova anche il primo bellissimo, ma io invece ne sono rimasta molto delusa quando l’ho letto e non ero quindi sicura di voler tentare ancora la lettura di qualcosa scritto dalle sorelle Brontë. Alla fine però mi sono decisa, e ho fatto bene. È tutta un’altra storia. Anche qui non mancano i personaggi rozzi, maleducati, arroganti e scorbutici, ma non si è limitati solo ad essi, non tutti sono sovrastati dalla rabbia e dall’odio e dalla vendetta. È invece molto presente la componente religiosa. Jane Eyre è un’autobiografia (alterego di Charlotte) di una ragazza che nonostante mille difficoltà riesce a rimanere forte nella sua debolezza, nonostante i torti subiti dalla zia adottiva, rimane buona e supera l’odio e il rancore (anche se le ferite rimarranno), ma soprattutto non perde mai la speranza, anche se la sorte non sembra esserle favorevole.

Trama: Jane, una povera orfanella che ha trascorso la fanciullezza in un triste istituto di Lowood, dopo anni di stenti e di solitudine, viene assunta come governante in casa Rochester. Il cinico padrone finisce per innamorarsi di lei ma quando si sta per celebrare il matrimonio, una scoperta viene a sconvolgere la vita della fanciulla…. (non aggiungo altro per non anticipare nulla a chi non conosce la storia). 

In alcuni punti l’ho trovato un po’ lento, ma la storia è molto bella. Anche se forse preferisco Jane Austen, è sicuramente anche questo un classico della letteratura inglese che non si può perdere.