Un viaggio in Congo…

“In Congo” trasporta il lettore nella jungla più fitta e sulle acque infestate di coccodrilli dell’Africa subsahariana. Discendendo in piroga il tratto navigabile più lungo del Congo, da Kisangani fino alla capitale, Kinshasa, una distanza di 1736 chilometri e imbattendosi lungo il viaggio in mercanti, prostitute, sciamani, pescatori, bambini, Tayler conduce nel “cuore di tenebra” dell’Africa nera, là dove non è raro ritrovarsi faccia a faccia con tribù ostili, i cui antenati furono massacrati dagli uomini con la pelle bianca, o alle prese con una natura incantevole ma piena di insidie e pericoli.

All’inizio sembra il viaggio di un folle… si butta in questa avventura molto pericolosa e nonostante passi la maggior parte dei momenti da incubo va avanti… Personalmente leggendolo mi dicevo: “ma questo cosa pensava di fare?”. Alla fine si è rivelato interessante per il messaggio finale, che riassume un percorso interiore di consapevolezza dell’autore, che forse senza questa esperienza non avrebbe mai fatto davvero. È l’effetto che può fare l’Africa come anche altri paesi molto poveri. Finché non li si vive sulla pelle non si può comprendere realmente. Tayler parte dalla Russia in un momento di crisi personale, in cui ha bisogno di capire chi è e cosa vuole dalla vita. Incontrando un popolo povero, in un paese devastato, si rende conto che forse – lo cito – aveva sfruttato lo Zaire come un immenso parco giochi dove risolvere i suoi dilemmi esistenziali di ragazzo ricco.

È una lettura che consiglio a chi ama l’Africa, a chi ama i viaggi, a chi ama aprire la mente.

Ah dimenticavo…

Oggi è il mio compleanno! Forse non fregherà niente a nessuno, ma ho passato davvero una bella giornata. Sono felice. Good night and good luck to everyone!

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127 ore – Danny Boyle

Ho appena visto questo film, impressionante! Tratto da una storia vera narrata nel libro omonimo. Da vedere per gli appassionati del genere. La fotografia è stupenda come lo sono quei luoghi, magnifici e unici al mondo. James Franco ha interpretato molto bene la parte e dal film ne esce una riflessione sulla vita di ognuno. Unico neo, le riflessioni di Aron su sé stesso non vengono approfondite troppo (o almeno personalmente mi aspettavo forse qualcosa in più in questa direzione), forse il libro è più completo da questo punto di vista… Comunque un bel film, commovente, ma vi avviso, ci sono anche alcune scene, come dire, molto… forti.

Aron Ralston, alpinista statunitense di 28 anni, amante del trekking e del biking, parte per una gita solitaria nel Blue John Canyon dello Utah. Tutto sembra andare per il meglio, immerso in un paesaggio fantastico, incontra addirittura due splendide ragazze escursioniste condividendo parte della giornata. Tornato solo però incappa improvvisamente in un inaspettato e brusco incidente: un grosso masso precipita in una crepa del canyon e così Aron si trova con il braccio incastrato in una roccia. Ralston rimane intrappolato per cinque giorni, provato e fortemente disidratato. Nei giorni di “prigionia” ricorda il rapporto con gli amici, con la famiglia, con gli amori e con le due escursioniste incontrate prima dell’incidente. Filma la sua agonia con la videocamera digitale… Il resto non lo metto, per chi non conoscesse la storia e non vuole spoiler!

Ogni cosa è illuminata…

Ogni cosa è illuminata dalla luce del passato, dei ricordi, della memoria. Una luce flebile, che sembra inghiottita dall’oscurità, o magari una luce accecante, talmente intensa da risultare insopportabile alla vista. Una luce, comunque, capace di staccare una storia dallo sfondo di un muro scalcinato, e di farla brillare.

 

Devo dire che i bellissimi paesaggi ucraini, le musiche e Eugene Hütz (che interpreta Alex), mi hanno trasmesso ciò che il libro solo marginalmente era riuscito a fare. Spassoso all’inizio, per poi diventare commovente nel finale.

Ultime letture

Io sono il Tenebroso – Fred Vargas

Trama: Tra le giovani donne sole di Parigi, quale sarà la terza vittima del killer delle forbici? Nascosto nelle tenebre, l’assassino studia la prossima mossa. Non resta che affidarsi all’irresistibile carisma dei perdenti: un ex poliziotto deluso dalla vita, tre storici improvvisati detective e la vecchia Marthe, che una volta era la regina di place Maubert e ripete da sempre che “i marciapiedi del Signore sono infiniti”.

Commento: Personalmente amo sempre leggere i libri della Vargas. Sono scorrevoli, ironici e si leggono sempre piacevolmente. Anche questo non mi ha delusa. Quando ho bisogno di qualcosa di più leggero, leggere un suo giallo è sempre una buona soluzione. Certo è che, pian piano sto conoscendo il suo stile di giallo e gli assassini riesco ad identificarli già prima del “colpo di scena finale”. Ma non importa, amo i personaggi che crea, in questo caso in particolare l’evangelista Marc, ma anche il Tedesco.

È una vita che ti aspetto – Fabio Volo

Trama: Il percorso di Francesco è quello di molti ragazzi d’oggi, che si accorgono di esistere senza vivere davvero, come se mancasse loro qualcosa, e un giorno decidono che così non va. Ha un lavoro stressante, anche se remunerativo, che fa per comprarsi cose che gli riducano lo stress. Ha storie con tipe tanto diverse tra loro. Sente il bisogno di star solo ma ha paura di essere “tagliato fuori”, adora i genitori ma non è mai riuscito a comunicare con il padre, si fa le canne ma vuole smettere di fumare…

Commento: Sinceramente mi aspettavo qualcosa in più. Volo mi piace molto, ma non ha un buon stile di scrittura… a volte l’ho trovato proprio rudimentale. Forse, però, con gli altri romanzi questo fattore può averlo migliorato. La storia in sé non è male, ma niente di particolare o originale. Diciamo che si legge bene, ma non trovo sia un libro che si distingue dalla massa. Comunque leggerò altro di suo… la lettura è scorrevole e mi hanno detto che i suoi ultimi libri sono migliori dei primi.

Lasciami andare, madre – Helga Schneider

Trama: In una stanza d’albergo di Vienna, alle sei di un piovoso mattino dell’ottobre del 1998, Helga Schneider ricorda di quella madre che nel 1941 ha abbandonato due bambini per seguire la sua vocazione e adempiere la sua missione: lavorare come guardiana nei campi – di concentramento, prima, e di sterminio, poi – del Führer. Che cosa spinge Helga, oggi, a incontrare questa vecchia estranea che è sua madre? La curiosità? La speranza che si sia pentita? O qualcosa di più oscuro e inquietante?

“Verso di lei provo un rancore tenace, ma temo di non avere ancora rinunciato a trovare in lei qualcosa che si salva. Di qui il dubbio: è stata davvero spietata come dice o si mostra irriducibile perché io la possa odiare, liberandomi dell’incubo?”

Commento: Una testimonianza che fa riflettere… storia assolutamente vera che l’autrice ci racconta con tutta la sofferenza che le ha portato questo non rapporto con la madre nazista.