Topi – Gordon Reece

Descrizione: Nella casa isolata in cui si sono trasferite, Shelley e sua madre devono dimenticare le feroci molestie delle compagne di classe che hanno sfregiato il volto di Shelley, l’egoismo di un uomo che le ha abbandonate, il terrore di mettersi alla prova. In fondo sono topi e i topi hanno bisogno di un nascondiglio per sottrarsi agli artigli dei gatti. Tutto sembra tornare alla normalità, ma una notte Shelley si sveglia di soprassalto e si rende conto che qualcuno è entrato in casa. Nelle scioccanti ore che seguono, il mondo di Shelley e di sua madre viene capovolto e per la prima volta le due donne si ribellano al proprio istinto. Ma se adesso non sono più topi, che cosa sono diventate? Con un ritmo che inchioda alla pagina e una suspense che non ha nulla da invidiare ai capolavori di Hitchcock, questo è un romanzo folgorante.

Letto tutto d’un fiato, questo romanzo si è rivelato davvero un thriller appassionante. Forse complici le ultimi notti tempestose, l’atmosfera che Reece ha saputo creare mi ha trasmesso grande tensione e angoscia.

Quanto si può arrivare a sopportare? Da ciò parte tutto il romanzo. Quello che mi ha stupita è che Shelley è arrivata davvero a un limite grandissimo, un limite che fa venir rabbia a chi assiste esternamente, pur essendo consapevole che è una vittima. Ma lo stesso autodefinirsi all’inizio topo, sottolineandolo più volte, mi è parso brutto, quasi autocommiserevole, come se essere topi fosse un destino a cui non poter sfuggire. È anche vero che il bullismo subito da Shelley è presentato in modo molto forte, l’essere topo forse porta il personaggio a giustificare il fatto di non riuscire a reagire, ma mostra anche la sua debolezza. Lei, ma anche la madre, infatti sopportano tutto, fin quando non arriva l’evento scatenante, forse una situazione meno peggiore rispetto a tutte le atrocità subite dalle sue compagne di classe, ma comunque ormai troppo da poter ancora sopportare. Troppa rabbia che è stata covata dentro e ad un certo punto deve esplodere… sopravvivere o soccombere… non ci sono alternative, o forse sì? Drastico, talvolta esagerato, senza sfumature su altri tipi di personalità… Però Reece sembra essere convinto, e forse non a torto, che da qualche parte tutto quel che si subisce prima o poi deve essere sfogato… Che anche i topi in fondo possono essere gatti, anzi… possono essere, diventare, molto peggio.

L’unica delusione è stata un po’ nella parte finale… la storia perde un po’ di suspense e sembra mancare qualcosa. Dopo tutto quel casino finisce così?? Non pare quasi vero…